Le lezioni della Università di Berkeley su YouTube

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In questi anni la valutazione di YouTube, il sito che consente la condivisione di video sulla rete, ha oscillato tra pareri entusiastici sulle nuove frontiere aperte alla rete Internet e giudizi liquidatori sull'aumento di contenuti "spazzatura" nel mondo digitale.
Da un punto di vista aziendale, il caso YouTube rappresenta una storia aziendale di grande successo: creato all'inizio del 2005 da tre giovani americani, è cresciuto nell'arco di un anno fino a raggiungere circa 20 milioni di utenti al mese secondo le stime della società di ricerche Nielsen/NetRatings: i video caricati nell'arco del primo anno di vita sono stati circa 100 milioni, con una media giornaliera di 65.000 unità.
È chiaro che con questa mole di risorse il pericolo di un sovraccarico di materiali di infimo livello o di bassissimo interesse sia cresciuto esponenzialmente. Non solo, si è posto da subito un duplice ordine di problemi: la questione dei diritti di molti filmati; il problema della amplificazione di comportamenti devianti, soprattutto tra i giovanissimi, il cosiddetto "bullismo".
Nel primo caso si è aperto un fronte legale per la gestione dei rapporti con i grandi network di broadcasting (come ad esempio la CBS) e attualmente la politica di YouTube non permette a nessuno di caricare contenuti protetti dalle leggi americane sul copyright, arrivando fino alla rimozione dei contenuti illegali. Dal secondo punto di vista, la politica del contenitore neutro da riempire con le proprie immagini ha rischiato di diventare la causa di azioni o di episodi traumatici o violenti, proprio perché potevano essere caricati su YouTube.
Nonostante questi limite, la giovanissima società è stata acquisita nell'ottobre 2006 da Google per una vera montagna di denaro: 1,65 miliardi di dollari (all'epoca circa un miliardo e mezzo di euro). Con la nuova proprietà, You Tube ha continuato a svolgere la funzione di promozione di contenuti video generati dagli utenti, creando piccole storie di successo, come ad esempio questa.
La popolarità del sito è ora sancita anche dall'apertura di un canale ufficiale dell'Università di Berkeley, che ha cominciato a rendere disponibili in linea circa 200 video di lezioni dei corsi universitari ufficiali. L'università californiana è passata dalle lezioni in podcasting (registrate come audio e scaricabili dalla rete) all'apertura del canale, di cui riproduciamo in basso l'home page.
Si tratta di una scelta che può avere motivazioni diverse e non solo didattiche: certamente si tratta di un servizio di utilità per gli studenti e di divulgazione scientifica anche tra i giovani non iscritti; al tempo stesso rappresenta una formidabile arma di promozione del marchio in un mercato altamente competitivo come quello dell'istruzione superiore in America.
In Italia, dove la situazione è profondamente diversa, si può pensare che una iniziativa simile avrebbe parimenti senso e importanza. Voi che ne pensate?

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