I nativi digitali

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Chi è nato dopo il 1990 è cresciuto in un ambiente familiare, prima, ed esterno poi, in cui era già avvenuta la rivoluzione digitale, con la presenza dell'informatica di massa, dei videogiochi, della telefonia mobile e della rete Internet. Questa generazione, che si avvicina oggi alla maggiore età, viene considerata la prima espressione di una nuova cultura giovanile, che esula dalle considerazioni sociologiche tradizionali, e diventa possibile oggetto piuttosto di studio antropologico, nativi_digitali.jpgin particolare nei paesi a più alto tasso di sviluppo.
Sono i cosiddetti "nativi digitali", i giovani che usano quotidianamente il computer per studiare con le ricerche su Google o su Wikipedia, per chiacchierare (la parola italiana per il verbo inglese to chat) attraverso i vari messenger, per scaricare la musica e i film, per pubblicare le foto su Flickr o per partecipare alle comunità di pari on-lin di MySpace e di Facebook. Usano il cellulare, che ricevono in giovanissima età per l'ansia dei genitori, per comunicare quando sono fuori di casa o per ascoltare la musica e inviare gli SMS.
I nativi digitali non sono gli eredi di tribù vieppiù emarginate, ma gruppi sempre più numerosi di giovani che, in un futuro ravvicinato, diventeranno il pubblico prevalente del mondo della comunicazione e dell'editoria: tutti i grandi mezzi di comunicazione di massa, televisione e giornali in primo luogo, si sono posti il problema studiando vari tipi di soluzione di fronte al rischio credibile di disaffezione del nuovo target.
Per l'editoria si pone una tematica analoga che deriva da una limitata consuetudine alla lettura del libro tradizionale e dalla preferenza per esperienze di conoscenza più immersive.
Di questa nuova generazione di giovani abitualmente si studiano i comportamenti dall'esterno: quante ore essi passano su Internet, che cosa fanno con il computer o con il cellulare, dove si informano, ecc.: in proposito si possono vedere le inchieste  sulla cosiddetta "dieta mediatica", che arrivano spesso anche sulle prime pagine dei giornali.
Chi sta cercando di utilizzare un approccio diverso è Michael Wesch, docente di Antropologia culturale alla Kansas State University e animatore del "Digital Ethnography Working Group", impegnato nello studio dei nativi digitali.
Wesch è diventato famoso sulla rete Internet per due video che ha realizzato e caricato su YouTube, che sono stati visti milioni di volte e che sono stati premiati dalla rivista «Wired» con il "Rave Award" dedicato alle persone che cambiano il nostro modo di vedere e di pensare le cose.
Il primo video del gennaio 2007, intitolato The Machine is Us/ing US, è dedicato al Web 2.0 e lo potete vedere qui sotto.





Il titolo del secondo è Information R/Evolution, dedicato al nuovo modo di generare informazioni e conoscenze.





Con gli studenti del corso universitario ha infine prodotto A Vision of Students Today, in cui si mettono a confronto metodi e strumenti dell'insegnamento accademico con aspettative e bisogni della nuova generazione digitale.




Wesch non vuole dimostrare una tesi nuova (il video inizia con una citazione di McLuhan del 1967), ma vuole richiamare l'attenzione sul fatto che, mentre l'insegnamento non è molto cambiato negli ultimi decenni, l'apprendimento da parte degli studenti avviene oggi in modi e con percorsi assolutamente nuovi e che i giovani spesso non sanno mettere a buon frutto queste loro capacità "innate". Con le parole riprese dal suo blog.
Students are learning to read, navigate, and create within a digital information environment that we scarcely address in the classroom. The great myth is that these "digital natives" know more about this new information environment than we do. But here's the reality: they may be experts in entertaining themselves online, but they know almost nothing about educating themselves online. They may be learning about this digital information environment despite us, but they are not reaching the levels of understanding that are necessary as this digital information environment becomes increasingly pervasive in all of our lives. All of the classic skills we learned in relation to a print-based information universe are important, and must now be augmented by a critical understanding of the workings of digital information.
Chi è poi interessato a capire come è stato realizzato l'ultimo video può vedere questo intervento recente del prof. Wesch.

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