Archivi di Marzo 2008

L'approccio crossmediale

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Sull'edizione italiana di Wikipedia non è presente la definizione delle parole "crossmedia" e "crossmediale". Sull'edizione inglese invece è disponibile il termine crossmedia, associato a crossmedia communication:
Crossmedia (conosciuto anche come Cross-Media, Cross-Media Entertainment, Cross-Media Communication) rappresenta una proprietà dei media, un servizio, una storia o un'esperienza distribuiti su piattaforme tecnologiche che utilizzano diversi formati. Si riferisce al passaggio e ai collegamenti tra apparecchi e formati diversi e può essere presente in programmi di intrattenimento televisivo, nella pubblicità, nei giochi e nei formati basati sulla ricerca come ad esempio i giochi di realtà alternativa (Alternate Reality Games), in cui si stabiliscono dipendenze e rinvii tra i vari media fruiti attraverso i diversi apparecchi.
Crossmediale è in italiano un brutto neologismo che indica appunto la dimensione permessa dalla convergenza digitale per le attività di creazione e di distribuzione dei contenuti informativi o di intrattenimento, fruibili a richiesta in diversi formati e su diversi apparecchi.

Un esempio conosciuto è il programma della BBC dedicato agli antichi Egizi: la serie di 6 documentari televisivi di un'ora è andata in onda in prima serata una volta a settimana, sul sito poi sono disponibili articoli di approfondimento, gallerie fotografiche e cronologie, nonché un gioco interattivo in cui si partecipa alla soluzione di misteri antichi.

bbc_egypt.jpg
In questo caso i media utilizzati sono la televisione e internet, e l'interattività è garantita da un gioco. In un secondo caso si ricorre invece al telefono cellulare: Chi ha rapito Rachel B., vincitore anche di un premio al Festival Milia di Cannes, è composto di 30 episodi che prevedono la lettura della trama, la scoperta degli indizi, l'interrogatorio dei sospettati e la ricerca del colpevole, come in un thriller che si rispetti.

Di questi e di altri formati crossmediali si è parlato 3 giorni a Milano, dal 27 al 29 marzo 2008, al Festival "More than Zero", all'interno di un intenso programma di workshop trasmesso in diretta su Internet. Dell'approccio crossmediale si occupa poi il libro di Edoardo Fleischner Il paradosso di Gutenberg, edito da RAI-ERI (Roma 2007, pp. 560, euro 25).

I Gettoni. Una collana di narrativa sperimentale

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La mia tesi è nata con l'intento di mettere in luce una delle peculiarità dell'editoria Italiana del Novecento: la comparsa dell'editore protagonista. Una figura di spessore culturale che imprime la propria personalità alla natura del lavoro editoriale che svolge; vi si possono riconoscere Giulio Einaudi, Arnoldo e Alberto Mondadori, Giangiacomo Feltrinelli, Valentino Bompiani accompagnati da un seguito di intellettuali che contribuirono direttamente alla costituzione delle grandi case editrici storiche.

Nel mio studio ho preso in esame la collana "I Gettoni" perché questa viene progettata e realizzata in uno dei decenni d'oro dell'editoria italiana: gli anni Cinquanta. Questi anni vedono, infatti, il consolidarsi del processo di assestamento dell'editoria lungo le direttrici che si erano andate creando nel dopoguerra, grazie alla ricostruzione economica e all'avanzamento industriale. Un periodo caratterizzato da un potenziamento della produzione e dello spirito di iniziativa, grazie ai quali si cominciano a realizzare collane di ampio respiro culturale e di impegno sociale e politico. In questi anni ci fu un incremento della produzione del +43,4% e si passò dai 5.653 titoli del 1956 agli 8.111 del 1960.



Guardare le parole

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mestiere_scrivere.gifSe un approccio avvertito alla multimedialità ci spinge a parlare le immagini, è possibile anche rovesciare la prospettiva e mettersi a "guardare le parole": è quanto ci propone con la consueta leggera profondità Luisa Carrada nella trasposizione in volume di alcuni temi centrali del suo blog Il mestiere di scrivere.

Da anni impegnata come writer professionale per il mondo delle imprese, l'autrice ha costruito nel suo blog un archivio denso di note e divagazioni personali, riferimenti e link, traduzioni e contributi di specialisti, che ha costituito il punto di riferimento obbligato per chi si occupa di scrittura sulla rete.

Nel blog si oltrepassa la fissità della pagina e dell'ordine analitico per instaurare una relazione viva con il lettore e con l'utente. Nel volume a stampa gli obiettivi devono essere espliciti e vanno indicati con chiarezza all'inizio:
"rivisitare la scrittura professionale oggi, dopo le piccole e grandi rivoluzioni che Internet ha portato nella quotidianità del nostro lavoro; superare la dicotomia tra carta e web per mostrare invece come questi due media non facciano altro che influenzarsi a vicenda; raccontare i nuovi strumenti di comunicazione così come la metamorfosi e la rinascita di quelli tradizionali; far uscire la scrittura professionale dalla gabbia delle regole e aprirla verso la libertà e la molteplicità delle scelte; dare consigli utili e indicazioni concrete per scrivere e comunicare meglio" (p. 2).

DONNAèWEB

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L'8 marzo scadono le iscrizioni alla quinta edizione del Premio DONNAèWEB, riservato ai siti web realizzati con il contributo prevalente di donne o che hanno come titolare una donna. I siti, ovviamente, devono fanno riferimento a progetti innovativi al femminile e/o relativi ad organismi pubblici e privati le cui responsabili sono donne.

donna_web.jpgGli obiettivi dell'iniziativa sono così presentati:

  • promuovere il ruolo femminile nella nuova economia attraverso la divulgazione dei casi di successo di progetti e iniziative on line
  • sottolineare il ruolo peculiare che le nuove professioni, nate con lo sviluppo dell'IT, possono avere per incentivare l'occupazione femminile
  • dare rilievo al valore aggiunto dell'impegno culturale e imprenditoriale delle donne per l'innovazione.
Il premio prevede una vincitrice generale e vincitrici per singole categorie, come la progettazione in termini di project management o art direction, la programmazione, i contenuti, il design, il web marketing. Due categorie a parte sono destinate ai progetti rivolti al mondo business e al no profit.

La selezione delle finaliste è svolta da una giuria sulla base di parametri quali "l'armonia progettuale; la metafora comunicativa adottata; l'originalità o conformità del nome del sito; la presenza di un'idea originale o novità creativa; l'investimento effettuato; i servizi effettivamente erogati" (dall'art. 7 del regolamento). La premiazione avverrà a Viareggio il 29 marzo 2008.

Parlare le immagini

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Tra i pedagogisti italiani, Roberto Maragliano è stato uno tra i primi a occuparsi della multimedialità in relazione all'insegnamento e all'apprendimento.nelle varie fasce d'età.

Un suo libro del 1996 (Esseri multimediali. Immagini del bambino di fine millennio, La Nuova Italia, Firenze 1996) può essere scaricato gratuitamente qui. Interviste alla trasmissione televisiva "Mediamente", sempre del 1996, si possono leggere qui. E nel corso di questi anni non ha mancato di far sentire la sua voce in merito alle proposte di riforma della scuola e dell'università, al rinnovamento della didattica e all'importanza strategica della multimedialità.

Per Maragliano, la multimedialità non è una sommatoria di risorse diverse, anche se ben progettate: è piuttosto un cambiamento di paradigma comunicativo, che crea uno spazio di incontro non tanto tra media diversi, quanto tra linguaggi diversi. Solo attraverso la padronanza di questi linguaggi è possibile riuscire a comprendere e a interagire con le predominanti mediali della vita quotidiana (le immagini e i suoni di radio, televisione, cinema e rete Internet): ossia trasformarle in risorse per la conoscenza e l'apprendimento.

maragliano.gifAl tema delle immagini è dedicato l'ultimo lavoro che Maragliano ha pubblicato recentemente: un libro con l'originale titolo Parlare le immagini (Apogeo, Milano 2008, pp.182, 14 euro), a cui è associato anche un sito omonimo che si apre con un esplicito invito agli utenti:

"Qui potrete parlare di immagini, ma anche far parlare le vostre immagini agli altri, parlare le immagini degli altri e lasciare che le immagini parlino da sole. Le immagini insieme a tutto ciò che, naturalmente, è partecipe della loro esistenza: testi, video, suoni!"

Perché parlare le e non di immagini? La risposta non è immediata e discende da un ragionamento che vale la pena di ricostruire nelle sue linee generali. La premessa verte sulla particolare prospettiva con cui Maragliano inquadra la multimedialità:

"... all'interno della mia cornice la multimedialità è intesa (non come costituita ma) come generata dall'incontro (non di due oggetti) quanto di due matrici di esperienza, che assumo dunque nel loro valore di paradigma: da un lato la matrice che fa l'esperienza (conoscitiva e affettiva e sociale: antropologica in senso lato) qualcosa di fissabile, delimitabile, analizzabile, scomponibile, come è per la percezione che noi abbiamo della scrittura (soprattutto quella a stampa), e dall'altro la matrice che fa dell'esperienza (conoscitiva ecc.) qualcosa di mobile, aperto, includente e globalizzante, come è per il rapporto che stabiliamo con il suono e che il suono stabilisce con noi" (pp.12-13; corsivi dell'autore).

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