Parlare le immagini

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Tra i pedagogisti italiani, Roberto Maragliano è stato uno tra i primi a occuparsi della multimedialità in relazione all'insegnamento e all'apprendimento.nelle varie fasce d'età.

Un suo libro del 1996 (Esseri multimediali. Immagini del bambino di fine millennio, La Nuova Italia, Firenze 1996) può essere scaricato gratuitamente qui. Interviste alla trasmissione televisiva "Mediamente", sempre del 1996, si possono leggere qui. E nel corso di questi anni non ha mancato di far sentire la sua voce in merito alle proposte di riforma della scuola e dell'università, al rinnovamento della didattica e all'importanza strategica della multimedialità.

Per Maragliano, la multimedialità non è una sommatoria di risorse diverse, anche se ben progettate: è piuttosto un cambiamento di paradigma comunicativo, che crea uno spazio di incontro non tanto tra media diversi, quanto tra linguaggi diversi. Solo attraverso la padronanza di questi linguaggi è possibile riuscire a comprendere e a interagire con le predominanti mediali della vita quotidiana (le immagini e i suoni di radio, televisione, cinema e rete Internet): ossia trasformarle in risorse per la conoscenza e l'apprendimento.

maragliano.gifAl tema delle immagini è dedicato l'ultimo lavoro che Maragliano ha pubblicato recentemente: un libro con l'originale titolo Parlare le immagini (Apogeo, Milano 2008, pp.182, 14 euro), a cui è associato anche un sito omonimo che si apre con un esplicito invito agli utenti:

"Qui potrete parlare di immagini, ma anche far parlare le vostre immagini agli altri, parlare le immagini degli altri e lasciare che le immagini parlino da sole. Le immagini insieme a tutto ciò che, naturalmente, è partecipe della loro esistenza: testi, video, suoni!"

Perché parlare le e non di immagini? La risposta non è immediata e discende da un ragionamento che vale la pena di ricostruire nelle sue linee generali. La premessa verte sulla particolare prospettiva con cui Maragliano inquadra la multimedialità:

"... all'interno della mia cornice la multimedialità è intesa (non come costituita ma) come generata dall'incontro (non di due oggetti) quanto di due matrici di esperienza, che assumo dunque nel loro valore di paradigma: da un lato la matrice che fa l'esperienza (conoscitiva e affettiva e sociale: antropologica in senso lato) qualcosa di fissabile, delimitabile, analizzabile, scomponibile, come è per la percezione che noi abbiamo della scrittura (soprattutto quella a stampa), e dall'altro la matrice che fa dell'esperienza (conoscitiva ecc.) qualcosa di mobile, aperto, includente e globalizzante, come è per il rapporto che stabiliamo con il suono e che il suono stabilisce con noi" (pp.12-13; corsivi dell'autore).
Rispetto a questi due assi principali, le immagini possono essere riportate alla scrittura, se considerate fisse come quadri, disegni, foto, oppure al suono, se considerate nel loro fluire come sequenze di film, brani audiovisivi o spezzoni di televisione: nel primo caso sollecitano un approccio "astrattivo" simile a quello della lettura, al punto che si usa l'espressione "leggere un'immagine"; nel secondo caso le immagini in movimento si accompagnano a un approccio "immersivo", simile all'ascolto di un brano musicale.

magritte.jpgLa differenza non è di poco conto: con le immagini fisse e con l'approccio della lettura, il soggetto è l'elemento attivo, con le immagini in movimento il soggetto entra a far parte di un realtà in cui viene trasportato attraverso un flusso più o meno coerente. Al tempo stesso le due prospettive possono convivere perché nelle immagini fisse può emergere un potere evocativo che allude alla condotta immersiva, mentre in quelle in movimento può diventare centrale una componente di fissità (una sorta di fermo immagine) che riporta alla dimensione della lettura.

Secondo Maragliano nell'essere umano è costitutivo un bisogno di immagine a livello di rappresentazione logica e di esperienza emotiva. Questo bisogno si è arricchito dai primi graffiti rupestri alla attuale civiltà delle immagini e può nutrirsi di approcci disciplinari diversi, che includono anche la mediologia contemporanea. E in questa attitudine il pedagogista si incontra con studiosi ed esperti apparentemente lontani, che hanno fatto dello studio dei mezzi di comunicazione di massa l'oggetto della loro ricerca. Così i ragionamenti svolti nell'esposizione dei singoli capitoli si intrecciano con una densa antologia di brani di autori vari, da leggere a mo' di controcanto.

Parlare le immagini deve essere perciò inteso come "un'espressione volutamente monca" (p. 38), che apre un campo di riflessione per superare i ricorrenti anatemi iconoclastici (tipici ad esempio del mondo della scuola) e gli atteggiamenti apologeticamente acritici (tipici dei settori cosiddetti "integrati" del mondo della comunicazione).

Il campo è delimitato da Maragliano con una serie di distinzioni: tra immagini fisse e immagini in movimento, come si è già visto; tra immagini interne e immagini esterne (il mio ricordo interno del primo giorno di scuola e la vecchia foto della mia classe); tra immagini come forma di rappresentazione e di ri-presentazione e immagini come veicoli di contenuto. E in queste distinzioni diventa cruciale anche la pluralità e la varietà dei supporti e degli ambienti tecnologici messi in gioco: ad esempio uno stesso quadro conservato in un museo, riprodotto in un libro, visto e scaricato sullo schermo di un computer o ricostruito in un mondo virtuale.

Con i nuovi media connessi in rete, la tematica dell'immagine può trovare un esito favorevole, sfuggendo alla dicotomia superata tra apocalittici e integrati. Il concetto chiave è quello della rimediazione (su cui si può vedere anche il libro di J.D. Bolter e R. Grusin, Remediation, Guerini, Milano 2002), ossia la ricombinazione tra i vari mezzi che si succedono nel corso del tempo in una logica di sistema. E in proposito Maragliano esemplifica sull'attuale passaggio dalla fotografia analogica a quella digitale e alla rimediazione del cinema attraverso il computer e la rete.

Rispetto a questa evoluzione, il mondo della formazione è rimasto molto indietro, se non completamente fermo. Nel capitolo finale (pp. 157 e seguenti), Maragliano si avvicina molto alle tesi di Michael Wesch sui nativi digitali, distinguendo tra una prima generazione alfabetica, quella intermedia analfabeta (su cui si può vedere il saggio di A. Abruzzzese, Analfabeti di tutto il mondo uniamoci, Costa & Nolan, Genova 1996) e l'attuale postalfabetica: la relazione con i più giovani dovrebbe allora basarsi su una multimedialità matura e su una piena comprensione delle connessioni tra i mezzi/linguaggi che sono costitutivi della soggettività in formazione.

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