Il rapporto traduzione-traduttore automatico

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La traduzione è senza ombra di dubbio una pratica molto antica ma allo stesso tempo in continua evoluzione e movimento. È stata per interi secoli al centro di polemiche e dibattiti in quanto veniva ritenuta indegna e disdicevole, spesso appannaggio dei linguisti, storici e filofosi del linguaggio, e soltanto successivamente si è presa coscienza della sua importanza sia come arte che come veicolo di trasmissione culturale. I traduttori di questo millennio sono sicuramente più fortunati dei loro predecessori, in quanto possono contare su programmi e dispositivi di grande ausilio.

Sono disponibili infatti sul mercato diversi tools che aiutano, velocizzano e migliorano il processo traduttivo. Sto parlando della CAT (Computer Aided Translation, Traduzione Assistita) e dell'MT (Machine Translation o in italiano TA, Traduzione Automatica). I CAT quindi, non sono altro che quegli strumenti che aiutano il traduttore umano durante l'approccio al testo: riconoscimento vocale, memorie di traduzione e corpus telematici, software di gestione della terminologia, glossari tematici e, per finire, il motore di ricerca. La traduzione automatica invece comprende quei software capaci di tradurre un testo da una lingua di partenza a una lingua d'arrivo senza l'intervento umano, o meglio con una sua revisione iniziale o sul prodotto finito.

La traduzione automatica è un'arma a doppio taglio: può aiutare i traduttori più esperti e allo stesso tempo può confondere quelli alle prime armi. Nonostante ciò, utilizzata al meglio e magari con l'aiuto di strumenti CAT, la traduzione automatica può portare a risultati sbalorditivi. Certo, un programma MT (come ad es. il Systran che è il più potente) non sarà mai in grado di riproporre il pathos di una rima, di una poesia e figuriamoci per un poema epico, ma per quanto riguarda i testi tecnici e scientifici la resa è di gran lunga migliore.
Ma allora i traduttori sono destinati a scomparire come i dinosauri? Certo che no! Il fattore "umano" è insostituibile e per comprendere meglio quest'aspetto occorre riportare un esempio che ha ripreso anche Umberto Eco durante molti convegni. L'MT infatti non riesce a distinguere «le chiese» intese come "luoghi di culto" dalla parola «chiese» intesa come "chiese a qualcuno". Di conseguenza «Giovanni le chiese dell'acqua» sarà per alcuni traduttori automatici «John the churches water». Questi fraintendimenti sono decisamente frequenti e causano di conseguenza lo stravolgimento del senso del brano che si sta traducendo. Quindi per quanto precise e innovative possano essere, queste "macchine" non potranno mai raggiungere la perfezione assoluta. Allora aveva proprio ragione Yohoshua Bar-Hillel, l'autorevole studioso isrealiano che con le sue critiche ai primi tentativi di MT durante la guerra fredda, aveva accelerato il processo che ha poi portato al rapporto Alpac («Automatic Launguage Processing Advisory Commitee»), pubblicato nel 1966. Bar-Hillel infatti ha sfatato il mito della FAHQT (fully automatic high quality machine translation, ossia «traduzione completamente automatica di alta qualità») che aveva riscosso tanto successo e speranze durante gli anni Sessanta.

Allora qual è il destino della traduzione e del traduttore? Senz'altro una collaborazione simbiotica e interdipendente tra traduttore e strumenti di traduzione che porta a risultati ottimi in tempi minimi. Affinché ciò avvenga, è necessario che il traduttore, non diffidi dall'innovazione portata dal computer e apprenda l'utilizzo di quei programmi e sistemi che saranno molto utili al suo lavoro per sfruttarne al meglio le potenzialità.

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