Cultura e intrattenimento nel mondo digitale

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Sull'ultimo numero di «Libri e riviste d'Italia», pubblicazione edita in una nuova serie dalla Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e il Diritto d'autore del MiBAC, si può leggere un articolo di Cristina Mussinelli, consulente dell'AIE, dal titolo "Cultura e intrattenimento nel mondo digitale", dedicato al consumo dei contenuti culturali attraverso le nuove tecnologie, in particolare tra le generazioni più giovani.
Si tratta della presentazione dei risultati di una ricerca promossa nel quadro delle attività dell'Osservatorio sui contenuti digitali, a cui partecipano le Associazioni industriali di categoria maggiormente interessate: nell'Osservatorio sono presenti l'AIE (Associazione Italiana Editori), l'AIDRO (Associazione Italiana per i Diritti di Riproduzione delle Opere dell'ingegno), la FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), l'Univideo (Unione Italiana Editoria Audiovisiva) e Cinecittà Luce, nonché l'ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche audiovisive e multimediali) e la PMI (Associazione dei Produttori Musicali Indipendenti), che hanno aderito nel 2008.
La ricerca, svoltasi nel triennio 2007-2009, ha cercato di sviluppare due diverse analisi qualitative: la prima, dedicata alla comprensione delle tendenze nella fruizione dei contenuti digitali, si è svolta attraverso la compilazione di un questionario strutturato da parte di un campione di ben 8.500 persone con età superiore ai 14 anni; la seconda si è articolata in tre fasi distinte:
  • nel 2007 sono stati realizzati dei focus group con persone tra i 13 e i 48 anni;
  • nel 2008 un'indagine svolta con la metodologia dell'osservazione etnografica e dell'intervista a tutti i membri di famiglie con figli tra i 9 e i 18 anni e con un focus specifico sui bambini tra i 4 e i 13 anni;
  • nel 2009, infine, si sono concluse le attività con un'indagine basata sulla metodologia dell'osservazione etnografica e dell'intervista a giovani tra i 19 e i 29 anni (pp. 50-51).
Lo studio ha confermato alcune caratteristiche generali, già individuate da altre ricerche analoghe: più del 30% della popolazione ha una propensione e una utilizzazione bassa sia dei contenuti culturali che delle tecnologie; un altro 24% è abbastanza lontano dai nuovi strumenti digitali e mediamente interessato ai prodotti culturali. In altre parole più del 50% degli italiani (poco meno di 28 milioni di persone) non utilizza o utilizza raramente la rete e ha un atteggiamento conservatore, se non di rifiuto, dei contenuti culturali. Sono per l'Osservatorio i cosiddetti "TV-people" o i "tradizionalisti" (secondo un linguaggio che risente delle classificazioni Eurisko).
L'altra parte del campione, rappresentativa di circa 23,5 milioni di persone, si divide a sua volta in 3 gruppi: i "sofisticati" (poco meno di 7 milioni di soggetti), più interessati alla cultura che alla tecnologia; gli "eclettici" (quasi 7 milioni e mezzo) con elevata propensione alla cultura e alla innovazione tecnologica; i "technofan" (quasi 9 milioni), in cui prevale l'interesse per il gadget tecnologico alla moda, rispetto a quello per il nuovo libro o film.
I 5 gruppi nel loro complesso sono identificabili anche in relazione a caratteristiche socio-demografiche: "i TV people vivono prevalentemente al Sud, i tradizionalisti al Centro, i sofisticati al Nord, gli eclettici nei grandi centri urbani mentre i Technofan sono distribuiti uniformemente sul territorio" (p. 53).  

Tra digital e cultural divide

Nonostante i cambiamenti degli ultimi 3 anni e la diffusione della banda larga in zone sempre più ampie del Paese e della popolazione, rimane uno "zoccolo duro" di più di 23 milioni di persone con età superiore ai 14 anni che non usa Internet e che, probabilmente, non la userà mai per motivi anagrafici (l'età avanzata) e culturali (il ridotto livello di istruzione).
Si tratta di un fenomeno già noto, che colloca l'Italia nella parte inferiore della classifica europea di utilizzo della rete e che, a questo punto, potrà essere modificato principalmente dalla crescita delle nuove generazioni digitalmente alfabetizzate.
L'originalità della ricerca dell'Osservatorio è costituita dalla lente di ingrandimento con cui si è osservato il comportamento dei gruppi più technology-oriented: Nella figura seguente sono rappresentate le attività degli "eclettici" e dei "technofan".

avanguardie.jpg
La ripetizione della ricerca nel triennio 2007-2009 ha evidenziato lo spostamento di una fascia consistente del pubblico (circa 5 milioni di persone) verso l'area dei "technofan", ossia in direzione di un utilizzo delle tecnologie meno finalizzato ai contenuti e con una caduta di interesse per la lettura dei libri o dei giornali, per l'ascolto della musica o per la visione di un film al cinema; tutti eventi questi in parte sostituiti dalle conversazioni sui social network o dallo scambio dei file in modalità peer-to-peer. Il riposizionamento è stato quindi misurato sui 5 gruppi complessivi della popolazione considerata.

riposizionamento.jpgRimane infine da evidenziare la "dieta mediatica", che considera il consumo giornaliero degli strumenti tecnologici e dei media in rapporto al tempo. L'analisi ha interessato i cosiddetti "nativi digitali", giovanissimi fino ai 14 anni, e ha prodotto il risultato della figura seguente, considerando l'uso/consumo di televisione, dvd, libri non scolastici, musica, videogiochi, pc non web e web. Nella prima riga è riportato il totale riferito ai bambini e ragazzi con meno di 14 anni; nelle righe successive le 3 principali fasce d'età legate alla frequenza scolastica.

dieta_mediatica.jpgTra i 19 e i 29 anni, infine, per i techno-fan "evoluti", l'uso della tecnologia è una costante di tutta la giornata, che inizia la mattina con la sveglia del telefono cellulare e "prosegue con un continuo sovrapporsi di diversi device (telefonino, computer, carta, ecc.) e tecnologie e servizi disponibili online (Facebook, Twitter, ecc.) che permettono loro di essere sempre connessi con i loro amici e colleghi" (p. 63).

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