Archivi di Settembre 2010

Google new

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google_new.jpg Un giovanissimo Bob Dylan, all'epoca (1967) dell'incisione del 33 giri "Bringing It All Back Home", campeggia nella testata del nuovo sito di Google, con il claim che recita: "L'unico luogo in cui puoi trovare tutte le cose nuove di Google". E in effetti con una paginazione in 5 fogli si può facilmente accedere ai servizi che il gigante di Mountain View ha realizzato in questi anni. Li elenchiamo in ordine alfabetico con brevi spiegazioni per quelli meno noti.

  • AdSense, strumento per la pubblicazione di piccoli annunci su un sito, pagati dagli inserzionisti nel caso in cui gli utenti vi clicclino sopra
  • AdWords, per inserire la propria pubblicità nei siti scelti in base a una asta con gli altri inserzionisti
  • Apps, una suite di applicazioni per le piccole aziende (word, excel, l'agenda, la posta, ecc.), pagate con un canone annuo ridotto per singolo utente
  • Blogger
  • Books, per ricercare solo libri e articoli
  • Checkout, fornisce l'accesso a servizi di commercio elettronico
  • Chrome, un browser web veloce e leggero
  • Custom Search Engine, da inserire nel proprio sito
  • Docs, per la gestione di documenti in linea
  • Earth e Maps
  • Enterprise, il motore di ricerca adattato ai database aziendali
  • Finance, le quotazioni di borsa in tempo reale
  • Gmail
  • Mobile, i servizi sul telefonino
  • News, la selezione "automatica" delle informazioni e delle notizie dalla stampa nazionale e internazionale per argomenti e sezioni
  • Orkut, ambiente di social networking
  • Picasa, la gestione delle fotografie
  • Reader, la lettura congiunta di siti e blog
  • Search, con la nuova funzionalità dei risultati che appaiono mentre si sta scrivendo la ricerca (l'instant search della testata)
  • SketchUp, un software 3d che combina un set di strumenti a metodi diversi di disegno
  • Talk, ovvero la chat
  • Translate
  • Video
  • Voice
  • Webmaster, servizi per l'uso delle applicazioni Google nei siti web
  • YouTube

I nuovi muri del Web

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Copertina.jpgÈ il titolo dell'edizione dell'«Economist» del 4 settembre 2010, in cui si riprendono e si discutono le tesi di «Wired» sulla morte del Web. L'approccio è più sfumato, ovviamente anglosassone, ma, leggendo con attenzione, la visione e le preoccupazioni sono analoghe a quelle della rivista americana. Il tema ispira la copertina del settimanale inglese, riprodotta qui a fianco: un arcipelago di isole a forma di "chiocciolina", in cui sono rinchiusi gruppi di utenti separati nel grande mare della rete. Nel sottotitolo si evidenzia la minaccia all'apertura della rete.

Nell'editoriale iniziale (p. 11) si ricostruisce la vertiginosa crescita di Internet negli ultimi 15 anni, legata a un'invenzione e a un accordo commerciale: i protocolli aperti del WEB hanno permesso connessioni sempre più estese a un costo contenuto e senza difficoltà, superando i confini che preesistevano tra le reti accademiche, aziendali e tra consumatori (chi si ricorda oggi di CompuServe, il maggior provider americano di connessioni via modem negli anni Ottanta e all'inizio degli anni Novanta?). Inoltre, come un accordo di libero commercio tra le nazioni amplia le dimensioni del mercato e fa aumentare i guadagni negli scambi, così Internet ha portato a volumi più grandi di guadagno attraverso lo scambio dei dati e ha fatto fiorire l'innovazione.

Internet è diventata ai nostri giorni così estesa e così largamente usata che nazioni, aziende e operatori delle reti (telefoniche o di computer) vogliono separare con muri le sue trasmissioni di bit o far lavorare in modo diverso le sue parti per promuovere i propri interessi politici o commerciali. E perciò sono stati costruiti tre tipi diversi di muri:

  1. il primo è nazionale, come nel caso della Cina, il cui grande firewall (sistema di protezione) già impone stretti controlli sui collegamenti internet con il resto del mondo, altri stati come l'Iran, Cuba, l'Arabia Saudita e il Vietnam hanno fatto cose simili e altri ancora stanno rafforzando i controlli su quello che si può fare e vedere su Internet.
  2. Alcune aziende, come Facebook (con la messaggistica interna), Google (con i servizi applicativi) e Apple (con le applicazioni esclusive dell'iPhone), sono impegnate nella costruzione di giardini cintati (walled gardens), da cui gli utenti non possono uscire.
  3. Gli operatori delle reti, da parte loro, stanno cercando di stabilire accordi con i fornitori di contenuti per favorire quei siti disposti a pagare di più: è l'ipotesi della Internet a due corsie, la prima più veloce per coloro che pagano direttamente o producono una fonte di reddito, la secondo per gli altri utenti.

In tutti e tre i casi l'indipendenza e la neutralità della rete sono messe a dura prova: "non siamo ancora alla morte del web, come afferma il mensile «Wired» – scrive l'editorialista dell'«Economist» –, ma la rete sta perdendo parte della sua apertura e universalità". E questo non è necessariamente un male, se come nel caso della Apple i profitti ottenuti con il giardino murato sono utilizzati per lo sviluppo di servizi e di strumenti che sono apprezzati dagli utenti; d'altra parte, in ogni caso, si è pur sempre liberi di comprare un telefonino Nokia o Android. Anche la decisione di un operatore della rete di erigere blocchi di percorso per gli utenti comuni potrebbe essere contrastata scegliendo un altro operatore; mentre è più difficile opporsi alle decisioni di un governo, che possono essere contrastate soltanto con una politica di pubblicizzazione dei vantaggi dell'apertura delle reti.

Le restrizioni imposte dai governi sono più difficili da aggirare, come nel caso del grande firewall cinese, anche se i governi occidentali potrebbero dare almeno il buon esempio e non fare come l'Australia che ha progettato di costruire un firewall alla cinese per combattere la pedo-pornografia e i manuali per la preparazione di bombe. Per trattare questi problemi sarebbe meglio adottare la via degli inasprimenti legislativi e non trafficare con l'impianto dei tubi della rete.

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