Lunga vita al Web!

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Sono passati appena tre mesi dal numero estivo di «Wired», in cui Chris Anderson, direttore del mensile americano, ha profetizzato la morte dell'esperienza di navigazione sulla rete che abbiamo conosciuto in questi anni. Il "padre" del Web, Tim Berners-Lee, ha preso carta e penna per scrivere sull'ultimo numero di «Scientific American» (Dicembre 2010), in occasione della celebrazione del ventennale delle origini del Web, una risposta vibrante alla tesi della morte del Web, chiamando a raccolta la comunità degli utenti per difendere l'apertura e la neutralità degli standard della rete. L'incipit dell'articolo è originale e merita di essere citato nella sua interezza. Ci riporta a un atto generativo con cui da una singola cellula si è procreata la più grande rete di comunicazione di ogni tempo:
The world wide web went live, on my physical desktop in Geneva, Switzerland, in December 1990. It consisted of one Web site and one browser, which happened to be on the same computer. The simple setup demonstrated a profound concept: that any person could share information with anyone else, anywhere. In this spirit, the Web spread quickly from the grassroots up. Today, at its 20th anniversary, the Web is thoroughly integrated into our daily lives. We take it for granted, expecting it to "be there" at any instant, like electricity.

The Web evolved into a powerful, ubiquitous tool because it was built on egalitarian principles and because thousands of individuals, universities and companies have worked, both independently and together as part of the World Wide Web Consortium, to expand its capabilities based on those principles.
Berners-Lee.jpg Ed ora proprio nel ventennale della nascita, questa creatura tecnologica è minacciata da forze diverse: a) i social network, che vogliono coltivare giardini chiusi, b) i provider del collegamento senza fili alla rete che sono tentati di distinguere tra siti di importanza primaria e siti di importanza secondaria, c) i governi, di tendenza totalitaria o di tendenza democratica, che vogliono controllare le abitudini dei cittadini, mettendo in pericolo i diritti umani.

Se queste o altre tendenze dovessero realizzarsi, la trama unitaria del Web si frantumerebbe in "isole" e gli utenti perderebbero la libertà di connettersi ai siti di loro preferenza. Questo effetto perverso si propagherebbe anche ai telefoni mobili e agli smartphone che permettono di accedere a parti importanti della rete. Molti utenti sono pronti ad accettare questa prospettiva come un fenomeno naturale, qualcosa che accade e a cui non ci si può opporre. Invece non è così: la partita è ancora nelle nostre mani: "se vogliamo controllare l'operato del governo, se vogliamo vedere cosa stanno facendo le grandi imprese, se vogliamo comprendere lo stato del pianeta, trovare una cura per l'Alzheimer, per non parlare della semplice condivisione delle fotografie con i nostri amici, noi, il pubblico, la comunità scientifica e la stampa dobbiamo garantire che i principi del Web rimangano intatti - non soltanto per conservare ciò che abbiamo guadagnato, ma anche per beneficiare dei progressi futuri".
In che modo si possono ottenere questi risultati? Secondo Berners-Lee sono diversi i principi che permettono al Web di acquisire ancora più valore. Vediamoli in particolare:
  • l'universalità,
  • la decentralizzazione,
  • gli standard aperti,
  • la separazione del Web da Internet,
  • i diritti umani elettronici,
  • la fine dello spionaggio (snooping),
  • i linked data.
Che cosa si intende con universalità? Il fatto che quando si stabilisce un collegamento (link), si può collegare qualsiasi cosa: ogni forma di informazione, che sia un documento, un'unità di dati, un'immagine, un filmato, un audio, ecc. E il collegamento può essere raggiunto indipendentemente dal computer o dal software usato per collegarsi a Internet, dallo schermo o dall'impianto audio, dal fatto che l'utente sia un portatore di handicap, ecc.

Insieme con l'universalità si deve considerare la decentralizzazione, ovvero il fatto che non occorre l'autorizzazione di un'autorità centrale per aggiungere un documento o per collegare due pagine. Per ottenere questo risultato è sufficiente scrivere una pagina in HTML, nominarla con la convenzione URI (Uniform Resource Identifier), ossia con un indirizzo che identifica esattamente il tipo di risorsa, e richiamarla usando il protocollo HTTP (Hypertext Transfer Protocol).

Universalità e decentralizzazione sono minacciate ad esempio dalle società di televisione via cavo (molto diffuse in America) che vendono anche la connettività a Internet, ma permettono il download soltanto dei file che appartengono al loro archivio. Oppure dai social network come Facebook, Linkedin e Friendster, che utilizzano in modo proprietario le informazioni personali degli utenti, che si trovano nell'impossibilità di riutilizzarle in altri siti perché tali informazioni non risiedono più nel Web, ma nei database dei social network.

Con l'espressione standard aperti Berners-Lee si riferisce alle tecnologie di base che si usano a livello individuale o aziendale per sviluppare i servizi Web senza pagare costi di ingresso. Aperto vuol dire al tempo stesso: a disposizione di tutti, gratuito (royalty-free) e non dipendente da un'autorità (soltanto predisposto da un'authority indipendente - il W3C [World Wide Web Consortium] - che stabilisce le modalità di funzionamento e di uso). Quando Apple usa il negozio iTunes per vendere la musica, fuoriesce da questo schema perché non usa più il protocollo aperto HTTP, ma quello proprietario iTunes. Altri esempi in questa direzione sono le applicazioni per smartphone progettate da giornali periodici che si presentano come applicazioni proprietarie e non come applicazioni Web.

Il terzo principio indicato da Berners-Lee riguarda la separazione tra i due strati (layer) del Web e di Internet: Internet è una rete elettronica che trasmette pacchetti di dati tra milioni di computer utilizzando pochi semplici protocolli; il Web rappresenta una sorta di applicazione che gira sopra Internet. In via esemplificativa si può pensare alla rete elettrica che porta la corrente nelle case e al funzionamento degli elettrodomestici attraverso tale rete. Nel corso di questi vent'anni la velocità delle connessioni Internet è aumentata in modo esponenziale, senza che per questo si modificassero i protocolli o i principi di funzionamento delle applicazioni; le applicazioni ne hanno acquisito in termini di varietà e di potenza arrivando allo streaming video amatoriale o professionale (con la web-tv e la proiezione di film).

Per quanto riguarda i diritti umani elettronici, Berners-Lee tratta i pericoli di un'eventuale discriminazione degli utenti nell'accesso alla rete e al Web. Tra gli altri esempi egli riprende l'annuncio dell'alleanza tra Google e Verizon che sarebbero pronti a non applicare la neutralità della rete alle connessioni tramite telefoni mobili, che pure rappresentano in molte aree agricole o isolate (dallo Utah americano all'Uganda in Africa) l'unica possibilità per essere connessi. In questo modo si contraddirrebbe decisamente il principio che un mezzo neutrale di comunicazione è alla base del libero mercato, della democrazia e della scienza. La difesa dell'imparzialità della rete sarebbe l'unico punto in cui l'intervento delle pubbliche autorità potrebbe e dovrebbe essere accettato.

Strettamente connesso a questo tema è il capitolo sullo spionaggio (snooping), che comprende aspetti diversi come lo studio dei comportamenti e delle preferenze dei navigatori (a fini commerciali o di politica del personale), l'accertamento delle sue condizioni di salute (per le società di assicurazione) fino al controllo delle opinioni politiche negli stati autoritari (ricordate la violazione dei server di Google in Cina della scorsa estate?). Nei paesi democratici politiche di discriminazione sono state approvate negli ultimi anni in Francia, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti per punire i navigatori che infrangono i diritti di copyright.

Come ultimo punto Berners-Lee introduce il tema dei linked data. Con questa espressione ci si riferisce alle informazioni e alle conoscenze presenti nei documenti pubblicati in linea, che l'attuale stato della tecnologia non riesce a leggere e a trattare: l'HTML e il sistema degli indirizzi ci permettono infatti di pubblicare e di ritrovare le nostre pagine, ma non sono d'aiuto per condividere le conoscenze presenti in esse. Siamo al cospetto di una variante specifica del tema del web semantico, riferita al campo scientifico, in ambito medico e biologico o sociale ed economico.L'esempio riportato nell'articolo tratta del morbo di Alzheimer e rimandiamo il lettore interessato all'argomento alla lettura diretta del testo allegato. Qui ci sembra opportuno richiamare la delicatezza del tema, che coinvolge sia il progresso delle conoscenze che l'eventuale tutela della privacy personale.

In conclusione Berners-Lee formula un appassionato appello all'aperta cooperazione tra sviluppatori Web, aziende, governi e cittadini per continuare a garantire i principi fondamentali del Web e di Internet e ad "assicurare che i protocolli tecnologici e le convenzioni sociali costruiti in questi vent'anni rispettino i diritti umani", poiché "il fine del Web è di servire l'umanità".

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