Uomini dell'anno

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Secondo la rivista americana «Time» il titolo di "Persona dell'anno" spetta per il 2010 al giovanissimo Mark Zuckerberg, creatore nel 2004 del social network Facebook che conta quasi mezzo miliardo di iscritti in tutto il mondo e che registra mediamente un numero di accessi secondo soltanto a Google.

Secondo il quotidiano inglese «Financial Times» a meritare il titolo quest'anno è il redivivo Steve Jobs, fondatore in anni lontani della Apple e inventore in tempi più recenti dell'iPod, dell'iPhone e dell'iPad, ossia degli strumenti che hanno rivoluzionato il modo di sentire la musica, di comunicare o di leggere di milioni di persone.

In entrambi i casi si tratta di una scelta all'insegna dell'high-tech, a marcare in positivo la prevalenza della dimensione tecnologica nella società contemporanea o, in negativo, il perdurare della crisi economica internazionale che ha depresso altri settori o altre attività creative della società civile. In entrambi i casi si tratta di persone sicuramente geniali e uniche per la loro storia, ma al tempo stesso "difficili" (per usare un eufemismo): Zuckerberg è il prototipo del "nerd", ossia del giovane con alto quoziente intellettuale, predisposto per la scienza e la matematica, scontroso e solitario; Jobs è un leader carismatico famoso al tempo stesso per le sue intuizioni e per la sua irascibilità.

Fin qui le simmetrie e le somiglianze. Colpisce, tuttavia, una differenza fondamentale legata al fattore dell'età e, conseguentemente, dell'esperienza: nel caso del giovane nerd la scelta di «Time» ha privilegiato la capacità di tradurre in una proposta di respiro internazionale la tradizionale rete di relazioni che si costituisce all'interno dei college e delle università tra i gruppi di pari. Nel caso del quotidiano economico inglese si è voluto premiare la doppia "rinascita" di un visionario della Silicon Valley: la remissione del tumore che lo aveva colpito lo scorso anno e la rivitalizzazione di un'azienda come la Apple che, non più di pochi anni fa, era stata costretta ad accettare un finanziamento del suo acerrimo nemico, la Microsoft, per sopravvivere.

Per chi volesse leggere gli articoli (in inglese) con la motivazione della nomina, quello di «Time» è riprodotto in questa pagina, quello del «Financial Times» in quest'altra.
Aggiornamento del 24 dicembre 2010: due note in margine alle nomine. Nel sondaggio on-line i lettori della rivista «Time» avevano scelto come personaggio dell'anno il fondatore di Wikileaks Julian Paul Assange, ma evidentemente la nomination non è stata giudicata "opportuna" dagli editori per svariati motivi.

Il presidente Obama è d'accordo, invece, con la scelta del «Financial Times». Nella conferenza stampa del 22 dicembre, a una domanda di un giornalista sulla distanza tra ceti medi ed élite economica negli Stati Uniti, ha risposto così:
I think middle-class folks would confirm what the statistics say, which is that they have not seen a real increase in their incomes in a decade, while their costs have skyrocketed. That's just a fact.

What is also a fact is that people in the top 1 percent, people in the top 1/10th of 1 percent, or 1/100th of 1 percent have a larger share of income and wealth than any time since the 1920s. Those are just facts. That's not a feeling on the part of Democrats. Those are facts.

And something that's always been the greatest strength of America is a thriving, booming middle class, where everybody has got a shot at the American Dream. And that should be our goal. That should be what we're focused on. How are we creating opportunity for everybody? So that we celebrate wealth. We celebrate somebody like a Steve Jobs, who has created two or three different revolutionary products. We expect that person to be rich, and that's a good thing. We want that incentive. That's part of the free market.

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