Big G. Art Project

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Nel video è contenuta la presentazione (in inglese) del nuovo Google Art Project. È stata utilizzata la stessa tecnologia di Street View per rendere possibile la visita virtuale di alcuni dei più importanti musei del mondo. Al momento si possono "esplorare":
  • Alte Nationalgalerie, Berlino - Germania
  • Freer Gallery of Art, Smithsonian, Washington DC - USA
  • The Frick Collection, New York - USA
  • Gemäldegalerie, Berlino - Germania
  • The Metropolitan Museum of Art, New York - USA
  • MoMA, The Museum of Modern Art, New York - USA
  • Museo Reina Sofia, Madrid - Spagna
  • Museo Thyssen - Bornemisza, Madrid - Spain
  • Museum Kampa, Praga - Repubblica Ceca
  • National Gallery, Londra - Regno Unito
  • Palace of Versailles - Francia
  • Rijksmuseum, Amsterdam - Olanda
  • The State Hermitage Museum, San Pietroburgo - Russia
  • State Tretyakov Gallery, Mosca - Russia
  • Tate Britain, Londra - Regno Unito
  • Galleria degli Uffizi, Firenze - Italia
  • Van Gogh Museum, Amsterdam - Olanda
In ogni museo sono stati scelti alcuni quadri per la riproduzione in alta risoluzione: per gli Uffizi, ad esempio, è stata scelta anche La nascita di Venere di Sandro Botticelli. Ecco un particolare dello sguardo di Venere.

Sguardo_Venere.png
In questo secondo video, dopo una breve presentazione, si può vedere l'équipe di Google all'opera, con soluzioni talora anche originali, per realizzare il filmato del progetto.



Le critiche al progetto

Sono sostanzialmente di tre tipi:
  1. il progetto è parziale: mancano ancora istituzioni fondamentali come il Prado di Madrid o i Musei Vaticani di Roma
  2. per i musei già inclusi sono poche le opere ad alta definizione, con scelte inequivocabilmente discutibili: perché, ad esempio, nel caso del MOMA di New York si sono privilegiati i neo- e i post-impressionisti come Seurat, Gauguin, Van Gogh and Cezanne, e non i pittori modernisti?
  3. nel caso in cui – come sostiene Google – si arrivasse a riprodurre in alta risoluzione tutte le collezioni di un museo, con la possibilità non solo di ammirare genericamente i capolavori preferiti, ma anche di studiarli nei minimi particolari, che bisogno ci sarebbe di visitare il museo? Ovvero siamo sicuri che la rappresentazione virtuale più perfetta sostituisce le emozioni provate da una visita effettiva?
L'elenco non è coerente, nel senso che la terza osservazione appare dissonante rispetto alle prime due. Esprime bene, tuttavia, alcune reazioni che sono apparse sulla stampa internazionale, come, ad esempio, quella del critico d'arte del quotidiano inglese «Daily Telegraph».

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Questa pagina contiene un solo post di lucius pubblicato il 03.02.2011 h. 10:11.

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Dai primi cd d'arte alle reti transnazionali di musei virtuali è il post successivo.

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