L'"editor in chief" di Wikileaks per il pubblico italiano

| | TrackBack (0)

Assange_Espresso.jpg Il settimanale «l'Espresso» ha organizzato oggi una chat con Julian Assange, che ha registrato un notevole interesse negli utenti italiani: più di 500 domande sono state preparate in breve tempo per l'"editor in chief" di Wikileaks su temi vari che arrivano all'attualità (il disastro ecologico in Giappone o la sollevazione dei popoli arabi contro i regimi del Nord-Africa).

Le risposte sono state una decina e sono riportate in italiano dal sito dell'«Espresso» in questo documento. Ai nostri fini interessa in particolare il quesito sul comportamento del «New York Times» e del suo direttore Bill Keller, di cui abbiamo parlato in questo articolo.

Assange rivolge una doppia accusa al giornale di New York: (a) di aver "soffiato" la pubblicazione dei cablogrammi di Wikileaks al «Washington Post» e (b) di averlo attaccato duramente anche sul piano personale per il timore di ricevere una denuncia penale per la pubblicazione di materiali riservati. Per il resto le dichiarazioni di Assange confermano la linea di pubblicazione seguita fin qui da Wikileaks e manifestano le difficoltà che sta gestendo in prima persona per la condizione degli arresti domiciliari.
tunileaks_logo.png Come elementi di maggiore attualità rimangono da citare i riferimenti alle rivolte nei paesi arabi e, in particolare, alla Tunisia dove è stato creato il sito Tunileaks, che ha pubblicato i documenti confidenziali scambiati in passato tra l'ambasciata e il Dipartimento di Stato americani e, ancora oggi, dopo l'uscita di scena del presidente Ben Alì nella prospettiva di riuscire a influire sulla successione al potere. Il nuovo sito è stato "oscurato" dal governo tunisino, che a sua volta ha subito l'attacco di hackers schierati a fianco di Wikileaks, in una sorta di guerriglia informatica senza precedenti.

Il secondo campo di interesse riguarda, infine, l'Italia: Assange esprime un giudizio molto duro su alcuni dei nostri mezzi di comunicazione di massa ("la situazione è molto fosca per le televisioni"), a confronto anche con Paesi meno sviluppati, come ad es. l'India. Non è completamente esatto, tuttavia, il suo giudizio sulla carta stampata italiana (in pratica salva soltanto i giornali del gruppo "Repubblica-l'Espresso" e il quotidiano «Il Fatto»), dimenticando che anche altre testate – come ad esempio «Il Corriere della Sera» – hanno dato ampio spazio ai cables riservati. In non pochi casi Assange cade in una visione manichea, che individua con facilità il male nei propri nemici e riserva a se stesso e al suo movimento l'attributo del bene. E questa posizione trapela bene nella sua visione del futuro..
Ci sono due strade alternative per il futuro, ma non è chiaro quale delle due la civiltà deciderà di imboccare. Questo è ciò che rende il momento storico attuale così importante. Da una parte c'è la via del totalitarismo digitale transnazionale, con lo stato, le compagnie private di intelligence e le compagnie petrolifere che si confondono uno nell'altro, e il monitoraggio di ciascuno di noi – la politica della trasparenza 'dall'alto' per cui chi è potente sa tutto di chi non ha potere. Dall'altra, c'è la via del collasso degli stati nazione in poteri regionali, la via della privacy e della libertà digitale, i mercati dei piccoli produttori genuini, il potere monitorato – la trasparenza 'dal basso' – che significa nessuna autorità senza apertura.

Categorie:

Ultimi post correlati

Google e la personalizzazione dei risultati - 09 Lug 2011
Mappa mondiale dei social network - 02 Lug 2011
Centenario della nascita - 09 Giu 2011




Su questo post

Questa pagina contiene un solo post di lucius pubblicato il 30.03.2011 h. 17:53.

Realtà aumentata è il post precedente.

Una lenta incubazione è il post successivo.

Ultimi commenti

Non ci sono commenti per questo post

Archivi per mese