Archivi di Luglio 2011

Bulletins from the future

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newspaper_future.jpgRitorniamo sull'inserto del settimanale inglese «The Economist» Bulletins from the future di cui avevamo parlato nel post-scriptum finale di questa pagina. La copertina, riprodotta in fondo a questo articolo, non si comprende se non si sono letti i testi principali; il disegno di apertura è da parte sua sintomatico dell'impostazione adottata: alcuni giornali giacciono schiacciati sotto il peso di un televisore sgangherato e rovesciato da cui fuoriesce, come da una scatola a molla, uno smartphone collegato a Internet.

La scaletta dell'inserto comprende i seguenti contributi:
  • How newspapers are faring ("Come stanno andando i giornali")
  • Making news pay ("Far pagare le notizie")
  • Social media (ovvero il pubblico conosciuto prima come l'audience)
  • WikiLeaks and other newcomers ("WikiLeaks e gli altri nuovi arrivati")
  • Impartiality (ovvero la "foxificazione" delle notizie)
  • The end of mass-media (ovvero "la chiusura del cerchio")
La linea interpretativa è abbastanza chiara: da un'analisi originale del settore dell'informazione attuale si giunge alla dichiarazione della fine dell'epoca dei mass-media, con alcune digressioni sui nuovi sistemi di pagamento, sul fenomeno Wikileaks e sul caso Murdoch. La chiusura finale del cerchio riguarda il ritorno, ad avviso dei redattori dell'«Economist», a un'epoca pre-industriale, più caotica e carica di elementi politici che preludevano alle rivoluzioni borghesi.

Il testo di apertura è affidato a una citazione del giornalista Tom Standage, redattore del settimanale inglese e della rivista «Technology Quarterly», nonché specialista nell'uso dell'analogia storica nel campo della scienza, della tecnologia e della scrittura professionale: "Internet ha rovesciato dalla testa ai piedi l'industria delle notizie, rendendola più partecipativa, sociale, diversa e partigiana, come era abitualmente prima dell'arrivo dei mass-media".

Il quadro è complessivamente fosco per quanto riguarda gli Stati Uniti, in tendenziale peggioramento per i paesi europei, ma ha anche delle aree con tinte decisamente più chiare: è quanto emerge dal primo articolo e dalle dichiarazioni degli esperti intervistati. Secondo Larry Kilman, vice-responsabile della World Association of Newspapers, "gli Stati Uniti rappresentano il peggior caso a livello mondiale e siccome molte notizie sui media arrivano da lì, ne deriva un quadro eccessivamente negativo, perché l'esperienza americana non è replicata in altri paesi". A sua volta David Levy, direttore del Reuters Institute for the Study of Journalism dell'Università di Oxford, sostiene che è sbagliata l'assunzione di una singola crisi che colpisce tutte le organizzazioni della stampa: "Vi sono differenti generi di crisi nei differenti Paesi e, soprattutto, in alcuni Stati del mondo in via di sviluppo si sta verificando una forte crescita e non il declino".

Previsioni o desideri?

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C'è chi azzarda la previsione che tra ora e all'inizio del prossimo anno il mercato degli ebook in Italia sarà aumentato fino a 20 volte il valore attuale. Almeno così titola un articolo del «Corriere della Sera» del 13 luglio 2011 in riferimento a una ricerca che la società di consulenza A. T. Kearney ha condotto per la libreria on-line BookRepublic. Il titolo della ricerca fa il verso a un romanzo di Philip Dick da cui è stato tratto un film di successo ("I lettori sognano i libri elettronici?"); il responsabile del lavoro, Giovanni Bonfanti, ha dichiarato al giornale milanese: "Certo, si parte da un mercato esiguo, attualmente lo 0,3-0,4 per cento di quello complessivo del libro. Ma si può prevedere che queste percentuali raddoppieranno di anno in anno".

Nell'articolo non sono indicati riferimenti espliciti per leggere l'intera ricerca, ma è riportato un grafico abbastanza chiaro per una prima spiegazione delle previsioni di Bonfanti. Eccolo.

AtKearney_vendite_ebook.jpg Sui titoli digitali disponibili si può osservare che la figura arrotonda per eccesso quelli attuali al giugno 2011, che per quanto ci risulta non superano l'ammontare delle 10.000 unità. Come seconda osservazione non si può non notare che la previsione delle vendite al gennaio 2012 è "leggermente" diversa da quella espressa nel titolo dell'articolo, perché rappresenta un possibile range ("da... a...") con una "forchetta" decisamente ampia che oscilla tra le 900.000 e il 1.500.000 di copie vendute, superiore (la forchetta) di oltre il 200% al valore attuale del venduto, che è stimato in 220-250.000 ebook.

Google e la personalizzazione dei risultati

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Provate a cercare la parola "multimediale" su Google e a vedere in che pagina si trova citato questo sito. Probabilmente ne dovrete sfogliare parecchie. Se la ricerca è fatta sul mio pc, quello in cui preparo "Editoria multimediale" per poi trasferirlo sul server della "Sapienza", il risultato è un altro, quello riportato nella figura seguente.

pc_sito.jpg Sorprendentemente il sito della laurea specialistica si posiziona al secondo posto della prima pagina (proprio la pagina in cui si ferma la maggioranza dei navigatori), facendo per un attimo gonfiare di orgoglio il cuore di chi scrive.

Cambiando soltanto postazione, all'interno della mia rete domestica, che utilizza un unico indirizzo IP assegnato dall'operatore telefonico in modo dinamico (ossia ogni volta che si accende il computer principale) e che distingue con un numero finale in sequenza gli altri computer collegati, con la stessa parola da cercare il risultato si modifica sensibilmente, come viene riportato nella figura seguente.

google_2.jpg In questo caso il posizionamento di "Editoria multimediale" è diverso: bisogna arrivare al quartultimo item della pagina 9 dei risultati, una pagina fin dove difficilmente un navigatore standard si avventura. Ma cosa è successo? La differenza temporale tra le due ricerche è stata minima e non giustifica l'ipotesi di una riclassificazione dei risultati da parte del motore di ricerca. I due computer sono diversi per sistema operativo (Linux e Mac) e per anzianità, ma anche questi parametri non svolgono un ruolo essenziale. E allora? La spiegazione dovrebbe quindi risiedere nelle politiche di offerta dei risultati da parte di Google, in base alla conoscenza accumulata dell'utente del singolo computer: nel nostro caso due persone di uno stesso nucleo familiare, ma con interessi professionali, e perciò anche culturali, diversi.

Mappa mondiale dei social network

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Allarghiamo l'ambito di riflessione del sito per accennare al tema dei social network in presenza di due elementi di novità: l'aggiornamento al giugno 2011 della mappa visiva delle principali reti nelle diverse regioni del mondo; l'apertura da parte di Google di un suo ambiente per costruire relazioni tra gli utenti. Cominciamo con la mappa che è ripresa dal blog di Vincenzo Cosenza ed è riferita alle rilevazioni di Alexa e di Google Trends: si tratta di una rappresentazione che propone in 5 fotogrammi lo stato dell'arte della diffusione dei principali network negli ultimi due anni (2009-2011). Cliccando sulla figura riportata sotto si accede all'immagine animata ingrandita.

world_social_network.gif Le macchie di colore indicano ovviamente i singoli network riportati nella legenda in basso: il blu sta per Facebook, il viola a sinistra in basso, in un'area corrispondente al Brasile, sta per Orkut, il rosso a destra al centro della Cina per QQ (che significa "Oh, ti cerco!") e, infine, il marrone della Russia per V Kontakte. Ci sono poi zone largamente in bianco e sono quelle di parte dell'Africa centrale e meridionale, dove per ragioni climatiche, geografiche, economiche e sociali non sono presenti le reti di comunicazione, o zone di estensione ridotta con altri colori come il giallo di Mixi e il bordeaux di Hi5 per reti di minore impatto.

Se si guarda con attenzione l'animazione, si può comprendere senza difficoltà che anche in quest'ultimo periodo è proseguita l'avanzata di Facebook: stime recenti valutano a circa 700 milioni il numero di partecipanti alle pagine del gigante di Mark Zuckerberg, con un aumento di circa il 20% l'anno. Resistono le strutture protette nelle economie centralizzate di Russia o Cina o le organizzazioni ben radicate in alcune situazioni, come ad es. Orkut in Brasile o Friendster nelle Filippine.

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