Google e la personalizzazione dei risultati

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Provate a cercare la parola "multimediale" su Google e a vedere in che pagina si trova citato questo sito. Probabilmente ne dovrete sfogliare parecchie. Se la ricerca è fatta sul mio pc, quello in cui preparo "Editoria multimediale" per poi trasferirlo sul server della "Sapienza", il risultato è un altro, quello riportato nella figura seguente.

pc_sito.jpg Sorprendentemente il sito della laurea specialistica si posiziona al secondo posto della prima pagina (proprio la pagina in cui si ferma la maggioranza dei navigatori), facendo per un attimo gonfiare di orgoglio il cuore di chi scrive.

Cambiando soltanto postazione, all'interno della mia rete domestica, che utilizza un unico indirizzo IP assegnato dall'operatore telefonico in modo dinamico (ossia ogni volta che si accende il computer principale) e che distingue con un numero finale in sequenza gli altri computer collegati, con la stessa parola da cercare il risultato si modifica sensibilmente, come viene riportato nella figura seguente.

google_2.jpg In questo caso il posizionamento di "Editoria multimediale" è diverso: bisogna arrivare al quartultimo item della pagina 9 dei risultati, una pagina fin dove difficilmente un navigatore standard si avventura. Ma cosa è successo? La differenza temporale tra le due ricerche è stata minima e non giustifica l'ipotesi di una riclassificazione dei risultati da parte del motore di ricerca. I due computer sono diversi per sistema operativo (Linux e Mac) e per anzianità, ma anche questi parametri non svolgono un ruolo essenziale. E allora? La spiegazione dovrebbe quindi risiedere nelle politiche di offerta dei risultati da parte di Google, in base alla conoscenza accumulata dell'utente del singolo computer: nel nostro caso due persone di uno stesso nucleo familiare, ma con interessi professionali, e perciò anche culturali, diversi.
E in effetti le cose stanno così. Google lo ha annunciato in sordina poco più di due anni, alla fine del 2009, ma il cambiamento non è sfuggito ai blogger specializzati più attenti: il 4 dicembre 2009, nel blog ufficiale di Google, è stato pubblicato il post Personalized Search for Everyone, in cui si annunciava l'estensione a tutti gli utenti della funzione di ricerca personalizzata, che permette di presentare i risultati in base agli interessi dimostrati in precedenza dal navigatore. I due esempi che ora riportiamo, anche se in inglese, sono molto chiari:
For example, since I always search for [recipes] and often click on results from epicurious.com, Google might rank epicurious.com higher on the results page the next time I look for recipes. Other times, when I'm looking for news about Cornell University's sports teams, I search for [big red]. Because I frequently click on www.cornellbigred.com, Google might show me this result first, instead of the Big Red soda company or others.
Il post non è sfuggito all'esperto di search engines Danny Sullivan che nello stesso giorno del 2009 ha segnalato sul suo blog che si trattava del "più grande cambiamento mai avvenuto nella storia dei motori di ricerca" e, in effetti, il giudizio non si può non condividere, in quanto la politica della personalizzazione contraddice, e non poco, l'oggettività dei risultati di ricerca. Per fare altri esempi più vicini a noi si può immaginare con una certa attendibilità che il motore di Mountain View, una volta scoperti i nostri orientamenti politici, musicali, sportivi, ecc., tenderà a farci trovare ai primi posti della sua classifica i siti che sono più vicini alle nostre preferenze. Provate a fare qualche esperimento e vi accorgerete della accuratezza con cui viene applicato il principio della personalizzazione.

Il tema è stato ripreso quest'anno per merito in particolare di Eli Pariser, animatore e dirigente dei movimenti di sinistra americani, che per i tipi della Penguin Press ha pubblicato The Filter Bubble. What the Internet Is Hiding From You (New York 2011), dopo aver partecipato nel febbraio scorso alle conferenze TED sempre sul tema «Beware online "filter bubbles"» con un intervento riprodotto nel video qui sopra. Il numero della scorsa settimana della rivista «Internazionale» ha tradotto infine un suo articolo pubblicato dall'«Observer» e il testo in italiano si può leggere in questa pagina. Nel ragionamento di Pariser l'analisi si allarga anche ai social network e a Facebook in particolare, che, come è noto, è stato molto discusso per le sue politiche di "tutela" della privacy.

Per chi volesse avere una visione, diciamo, più oggettiva e non legata alle preferenze già espresse, Google offre un modo di procedere, ma solo se si ha un account Google (ad es. un indirizzo tizio.caio@gmail.com): in questo caso occorre accedere al proprio spazio facendo il login e nella pagina di "Impostazioni personali" scegliere l'item "Cronologia Web" per ottenere la schermata seguente.

cronologia_web.jpg Cliccando su "Sospendi cronologia web" si otterrà il risultato voluto e scegliendo il bottone "Ulteriori informazioni" si arriverà alla presentazione della politica di Google in materia.
Nozioni di base
Quando crei un account Google all'indirizzo http://www.google.com/accounts/NewAccount, hai la possibilità di attivare la funzione Cronologia web per il tuo account.
Con Cronologia web è possibile:
  • Visualizzare ed eseguire ricerche nelle pagine web che hai visitato in passato, comprese le ricerche Google. Ora non devi più cercare ovunque le pagine che hai visitato in passato e che ti sono piaciute.
  • Individuare tendenze nella tua attività web, ad esempio i siti più visitati e le ricerche più frequenti.
  • Ottenere risultati di ricerca ancora più personalizzati in base ai siti che hai visitato e alle ricerche che hai eseguito.
  • Visualizzare suggerimenti personalizzati in completamento automatico basati sulle ricerche che hai eseguito e sui siti che hai visitato.
  • Filtrare i risultati di ricerca in base alle pagine che hai visitato in precedenza utilizzando il riquadro di opzioni per la ricerca.
La tua cronologia web viene memorizzata sui server di Google, pertanto puoi visualizzarla e gestirla da qualsiasi computer accedendo al tuo account Google. Memorizziamo i dati relativi alle pagine che visiti, ad esempio gli URL, ma non salviamo un'istantanea delle pagine stesse all'interno del tuo account.
Per accedere alla tua Cronologia web, visita la pagina http://www.google.com/history. Scopri come sospendere la cronologia web o rimuovere elementi dalla Cronologia web.
Queste opzioni, ovviamente, sono applicabili solo a Google. Se si vuole essere protetti anche per gli altri siti che raccolgono informazioni tramite i cookies vi sono diversi rimedi di tipo soft (la cancellazione a mano della cronologia e dei cookies dal menu "Strumenti" dei browser) o di tipo più "duro" (come la navigazione anonima sul web) che si trovano facilmente sulla rete. Voi che cosa pensate di fare?

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