Previsioni o desideri?

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C'è chi azzarda la previsione che tra ora e all'inizio del prossimo anno il mercato degli ebook in Italia sarà aumentato fino a 20 volte il valore attuale. Almeno così titola un articolo del «Corriere della Sera» del 13 luglio 2011 in riferimento a una ricerca che la società di consulenza A. T. Kearney ha condotto per la libreria on-line BookRepublic. Il titolo della ricerca fa il verso a un romanzo di Philip Dick da cui è stato tratto un film di successo ("I lettori sognano i libri elettronici?"); il responsabile del lavoro, Giovanni Bonfanti, ha dichiarato al giornale milanese: "Certo, si parte da un mercato esiguo, attualmente lo 0,3-0,4 per cento di quello complessivo del libro. Ma si può prevedere che queste percentuali raddoppieranno di anno in anno".

Nell'articolo non sono indicati riferimenti espliciti per leggere l'intera ricerca, ma è riportato un grafico abbastanza chiaro per una prima spiegazione delle previsioni di Bonfanti. Eccolo.

AtKearney_vendite_ebook.jpg Sui titoli digitali disponibili si può osservare che la figura arrotonda per eccesso quelli attuali al giugno 2011, che per quanto ci risulta non superano l'ammontare delle 10.000 unità. Come seconda osservazione non si può non notare che la previsione delle vendite al gennaio 2012 è "leggermente" diversa da quella espressa nel titolo dell'articolo, perché rappresenta un possibile range ("da... a...") con una "forchetta" decisamente ampia che oscilla tra le 900.000 e il 1.500.000 di copie vendute, superiore (la forchetta) di oltre il 200% al valore attuale del venduto, che è stimato in 220-250.000 ebook.
La seconda osservazione riguarda un particolare di non minore importanza: nello scorso febbraio A. T. Kearney aveva pubblicato con lo stesso titolo un confronto tra la situazione americana e quella europea, che si può leggere (in inglese) in questa pagina. Nella prefazione è indicato con chiarezza che la ricerca è stata commissionata da BookRepubblic (detto con più eleganza: «All the analysis presented in these pages were developed with a joint effort of A.T. Kearney and BookRepublic, a high quality digital distribution platform for small and medium sized publishers and an online bookstore for buying ebooks») e che le quantificazioni formulate sono state il frutto o di interviste ad addetti ai lavori o di elaborazioni della società americana.

Nel febbraio scorso si prendeva come punto di partenza il ritardo dell'Europa rispetto agli Stati Uniti: mentre il mercato europeo poteva essere considerato ancora in una fase di partenza, quello americano si era sviluppato già da quattro anni, in particolare a partire dal 2007 con il lancio del Kindle di Amazon. Il rapporto tra i due mercati era misurato nei termini di 1 a 10: l'europeo valeva 70-80 milioni di euro e quello americano 700-800 milioni. Nel vecchio continente la parte del leone era svolta dal Regno Unito seguito a lunga distanza dalla Germania e poi, con cifre irrisorie, da tutti gli altri.

confronto.jpg Inoltre, i principali driver abilitanti non erano ancora pienamente sviluppati in Europa: a) la disponibilità di titoli in lingua locale (per l'Italia indicati correttamente in circa 7.000); b) il numero dei lettori di ebook presenti nei singoli stati (sempre in Italia circa 470.000); i distributori e le infrastrutture di vendita (rispettivamente 7 e 20 per il nostro Paese); la presenza di attori forti come Amazon, Apple e Google (all'epoca ancora assenti o scarsamente presenti in Italia); l'IVA sul prodotto maggiore di quella del libro stampato (20% rispetto al 4% dei libri tradizionali); e, in definitiva, la penetrazione degli ebook rispetto al mercato tradizionale (inferiore al 2%). Ultima "ciliegina" sulla torta la previsione esplicita che la crescita del mercato sarebbe stata ancora più veloce in America che in Europa, come si può desumere dalla figura seguente.

confronto2.jpg Il tasso di crescita annuale (CAGR) era stimato tra il 130% e il 140% per gli Stati Uniti, tra il 125% e il 130% per il Regno Unito e tra il 90% e il 100% per gli altri stati europei. All'Italia era dedicata una figura per presentare gli attori dal punto di vista dell'offerta, anche se con il limite che alcuni nomi non si leggono chiaramente per rispetto non tanto della privacy, quanto della concorrenza.

tipi_rivenditori.jpg In conclusione che cosa è cambiato tra febbraio e oggi? A noi sembra poco per modificare le linee di una ricerca che si vuole attendibile, tant'é che, anche se non evidenziata nell'articolo del giornale, si è ipotizzata la "forchetta" di ben 600.000 copie.

In secondo luogo, che cosa si vuole ottenere con questo tipo di informazione, probabilmente alimentata dal distributore italiano e accolta dal grande quotidiano? Creare il mercato che ancora stenta a uscire dalla fase di start-up? Convincere l'utenza che sia giunto il momento di passare agli ebook?

E, infine, che interesse ha il gruppo RCS che edita il «Corriere della Sera» in tutto ciò? RCS (si veda l'ultima figura) apparentemente gioca in proprio come venditore (Rizzoli), ma come editore partecipa alla piattaforma di Edigita: si vuole arrivare a nuove alleanze?

È certo che una prospettiva del genere non sarebbe industrialmente sbagliata vista la proliferazione delle piattaforme e delle offerte, a fronte di minacce reali come la recente creazione di Amazon.it, il favore incontrato dall'iPad 2 e le mosse di Google tra biblioteca virtuale e produzione di device intelligenti. In ogni caso a un grande quotidiano nazionale non dovrebbero mancare il coraggio della chiarezza e, di conseguenza, il rispetto per i suoi lettori e per gli utenti in generale.

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