Una nuova libreria virtuale

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google_ebookstore.jpgHa aperto in questi giorni la libreria virtuale di Google: al momento si possono acquistare libri in commercio solo in America e necessariamente in inglese, oppure si possono consultare i libri fuori diritti, come in Google Books. Nella primavera 2011 l'iniziativa dovrebbe allargarsi anche ad altri paesi europei, tra cui l'Italia.

Google propone due alternative: la costruzione di un proprio scaffale in linea, legato all'account personale di posta elettronica con gMail, e la lettura sullo schermo del computer; oppure il download del file in formato epub o pdf e la sua fruizione sui principali reader in commercio, con l'eccezione del Kindle di Amazon (con cui non si esclude di poter raggiungere in futuro un accordo). In questa pagina è spiegato come si possono leggere gli ebook distribuiti da Google..

Per quanto riguarda il prezzo dei libri a pagamento, Google ha sottoscritto un accordo con gli editori: al proprietario dei diritti andrà una quota del 52% del prezzo di vendita, mentre a Google il rimanente 48%. I libri in catalogo possono essere venduti anche da altri siti di e-commerce: in questo caso la quota dell'editore si riduce al 45%, il rimanente 55% viene diviso tra il negozio che ha realizzato la vendita e Google.

Marco Ghezzi, fondatore di BookRepubblic (ne abbiamo parlato qui), ha dichiarato al «Corriere della Sera» del 7 dicembre 2010: "per i piccoli editori americani Google rappresenta un antidoto allo strapotere di Amazon"; anche se al tempo stesso non nasconde la preoccupazione del suo (di Google) prossimo arrivo in Italia.

Decisamente, a metà 2011, il mercato italiano sarà affollato di proposte di vendita di e-book tra colossi stranieri e raggruppamenti italiani: per il lettore questo potrebbe essere un bene, a patto che sia effettivamente interessato alla nuova esperienza di lettura.

Nella schermata seguente riproduciamo un esempio di pagina epub del volume di Hans Christian Andersen, Wonderful Stories for Children.

Lunga vita al Web!

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Sono passati appena tre mesi dal numero estivo di «Wired», in cui Chris Anderson, direttore del mensile americano, ha profetizzato la morte dell'esperienza di navigazione sulla rete che abbiamo conosciuto in questi anni. Il "padre" del Web, Tim Berners-Lee, ha preso carta e penna per scrivere sull'ultimo numero di «Scientific American» (Dicembre 2010), in occasione della celebrazione del ventennale delle origini del Web, una risposta vibrante alla tesi della morte del Web, chiamando a raccolta la comunità degli utenti per difendere l'apertura e la neutralità degli standard della rete. L'incipit dell'articolo è originale e merita di essere citato nella sua interezza. Ci riporta a un atto generativo con cui da una singola cellula si è procreata la più grande rete di comunicazione di ogni tempo:
The world wide web went live, on my physical desktop in Geneva, Switzerland, in December 1990. It consisted of one Web site and one browser, which happened to be on the same computer. The simple setup demonstrated a profound concept: that any person could share information with anyone else, anywhere. In this spirit, the Web spread quickly from the grassroots up. Today, at its 20th anniversary, the Web is thoroughly integrated into our daily lives. We take it for granted, expecting it to "be there" at any instant, like electricity.

The Web evolved into a powerful, ubiquitous tool because it was built on egalitarian principles and because thousands of individuals, universities and companies have worked, both independently and together as part of the World Wide Web Consortium, to expand its capabilities based on those principles.
Berners-Lee.jpg Ed ora proprio nel ventennale della nascita, questa creatura tecnologica è minacciata da forze diverse: a) i social network, che vogliono coltivare giardini chiusi, b) i provider del collegamento senza fili alla rete che sono tentati di distinguere tra siti di importanza primaria e siti di importanza secondaria, c) i governi, di tendenza totalitaria o di tendenza democratica, che vogliono controllare le abitudini dei cittadini, mettendo in pericolo i diritti umani.

Se queste o altre tendenze dovessero realizzarsi, la trama unitaria del Web si frantumerebbe in "isole" e gli utenti perderebbero la libertà di connettersi ai siti di loro preferenza. Questo effetto perverso si propagherebbe anche ai telefoni mobili e agli smartphone che permettono di accedere a parti importanti della rete. Molti utenti sono pronti ad accettare questa prospettiva come un fenomeno naturale, qualcosa che accade e a cui non ci si può opporre. Invece non è così: la partita è ancora nelle nostre mani: "se vogliamo controllare l'operato del governo, se vogliamo vedere cosa stanno facendo le grandi imprese, se vogliamo comprendere lo stato del pianeta, trovare una cura per l'Alzheimer, per non parlare della semplice condivisione delle fotografie con i nostri amici, noi, il pubblico, la comunità scientifica e la stampa dobbiamo garantire che i principi del Web rimangano intatti - non soltanto per conservare ciò che abbiamo guadagnato, ma anche per beneficiare dei progressi futuri".

Sostenere Wikipedia

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Da una settimana circa sul sito italiano di Wikipedia compare un banner che invita a leggere un appello del fondatore dell'enciclopedia Jimmy Wales. Riportiamo di seguito il banner e il testo dell'appello.
Banner_wikipedia-thumb-480x61-496.jpg Dieci anni fa, quando iniziai a parlare di Wikipedia alla gente, ricevetti molti sguardi divertiti e quasi di commiserazione. Diciamo che tanti erano a dir poco scettici all'idea che dei volontari sparsi in tutto il mondo potessero unirsi per creare insieme un notevole compendio della conoscenza umana con il solo intento di condividerlo. Niente pubblicità. Nessun guadagno. Nessun obiettivo finale recondito. Dieci anni dopo, ogni mese, più di 380 milioni di persone usano Wikipedia, quasi una su tre di tutte quelle che si connettono a Internet.

È il 5º sito web più popolare del mondo. I primi quattro sono stati creati e vengono mantenuti grazie a miliardi di dollari di investimenti, a enormi staff aziendali e a continue campagne di marketing. Wikipedia invece è qualcosa di completamente diverso da un sito web commerciale. È il risultato del lavoro di una comunità, scritta da volontari un pezzettino per volta. Anche tu fai parte della nostra comunità. E io oggi ti scrivo per chiederti di proteggere e sostenere Wikipedia.

Insieme possiamo riuscire a mantenerla gratuita e libera dalla pubblicità. Possiamo riuscire a mantenerla disponibile in modo che tutti possano usare le informazioni che contiene come meglio credono. Possiamo farla continuare a crescere, a farle diffondere informazione e cultura ovunque e a mantenerla aperta alla partecipazione di tutti.

Ogni anno, in questo periodo, ci facciamo vivi per chiedere a te e a tutti i membri della comunità di Wikipedia di aiutarci a sostenere il nostro progetto comune con una piccola donazione di 20 €, 35 €, 50 € o quello che vuoi o puoi dare.

Se pensi che Wikipedia sia una fonte di informazione - e una fonte di ispirazione - spero che deciderai di farlo ora.

I miei migliori auguri
Jimmy Wales
Fondatore di Wikipedia

P.S. Wikipedia dimostra come la gente come noi possa fare cose straordinarie. Persone come noi scrivono Wikipedia, una parola dopo l'altra. Persone come noi la aiutano a sostenersi, una piccola donazione per volta. È la prova di come insieme abbiamo la possibilità di cambiare il mondo.
Sembrerebbe l'appello abituale che le organizzazioni volontarie lanciano ai propri sostenitori alla vigilia del nuovo anno: invece questa volta siamo di fronte a qualcosa di diverso. Vediamo perché ricorrendo a una fonte ben informata.

Wikipedia_audience.jpg Negli anni passati la crescita di Wikipedia è stata costante sia in termini di contenuti presentati nelle varie lingue, che di crescita del pubblico dei lettori/utenti. I testi sono disponibili in 270 lingue, costantemente ampliati e corretti da circa 80.000 volontari. La versione inglese si sta avvicinando all'incredibile somma di 3 milioni e mezzo di articoli, quella tedesca e quella francese hanno superato il milione di voci, mentre quella polacca e quella italiana sono arrivate quasi a quota 750.000. La crescita del pubblico è stata analoga: nel grafico qui riprodotto la linea ascendente indica che in cinque anni la cosiddetta audience è salita progressivamente da meno di 100 milioni a circa 400 milioni di persone.

La banca dati in linea della Zanichelli

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Da una settimana è disponibile la banca dati in linea dei principali strumenti lessicografici e tematici della Zanichelli. Sono comprese 18 grandi opere della casa editrice bolognese: la parte del leone la fanno quelle dedicate alla lingua italiana (4 opzioni tra cui scegliere, di cui una è costituita dalla Biblioteca italiana con 1.000 opere integrali di poco meno di 250 autori) e alla lingua inglese (ben 6 opzioni con vocabolari tematici sull'economia e sul mondo degli affari, sul linguaggio tecnico-scientifico e su quello medico biologico). Le altre lingue presenti comprendono il francese e il tedesco (ciascuna con un dizionario bilingue e un vocabolario economico) , lo spagnolo, il russo e l'albanese. Nella schermata seguente, la scelta iniziale in un primo gruppo di strumenti.

Zanichelli.jpg
L'elenco delle opere consultabili. Sotto l'etichetta "Enciclopedie" è disponibile l'ultima edizione del Morandini sul cinema

Si può provare la banca dati per un primo periodo gratuito di una settimana e poi sottoscrivere un abbonamento annuale per singola opera, il cui costo varia da un minimo di 4,17 euro (per l'albanese) a un massimo di 12,50 euro per la Biblioteca italiana e di 11,67 euro per i vocabolari inglesi specialistici. Condizioni particolari di sconto sono offerte a chi si abbona a più di un vocabolario e alle aziende che sottoscrivono più di un abbonamento.

È l'ora degli e-book?

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Se ci si limita ai dati di vendita sembrerebbe di no. Se si seguono gli annunci di queste settimane e gli interventi sulla stampa specializzata, sembrerebbe proprio di sì. Si infittiscono, infatti, i movimenti sullo scacchiere (ne abbiamo dato notizia qui) e ci si prepara alla campagna di Natale. Sono venuti a convergere due aspetti significativi: da una parte la disponibilità di nuovi e più sofisticati strumenti di lettura (i cosiddetti reader), e dall'altra l'investimento di grandi gruppi editoriali o di cartelli di medi e piccoli editori; il tutto per rendere corposa un'offerta a 360 gradi, in grado di coprire la richiesta di mezzi idonei e di contenuti di qualità. Il quesito che si pone a questo punto è semplice e chiaro: saranno sufficienti queste novità a colmare il divario storico tra un mercato come quello italiano degli e-book, ancora fermo a uno zero virgola qualcosa dell'intero settore, e il mercato di altri paesi europei, per non parlare degli Stati Uniti, che questa soglia l'hanno già superata e si stanno avvicinando al 5% e in prospettiva al 10%?

copertina_editoria_digitale.gif Il tema questa volta lo vogliamo svolgere da un altro angolo di visuale: quello dei fautori della cultura digitale e degli appassionati di innovazione tecnologica. Partiamo da un libro, disponibile gratuitamente nella repubblica degli e-book ed acquistabile anche in edizione cartacea tra i pocket delle edizioni Apogeo: il titolo è Editoria digitale, il sottotitolo, più complesso, è "Linguaggi, strumenti, produzione e distribuzione dei libri digitali". L'ha scritto Letizia Sechi, laureata in Lettere e con studi anche al Conservatorio, che è diventata un'addetta ai lavori passando nella redazione di Apogeo per approdare come production manager in 40kbooks, la società legata proprio a BookRepublic

Il volume, organizzato in 7 capitoli e un'appendice, si sviluppa a partire da un esame dei principali linguaggi e formati di questi nuovi prodotti; presenta poi nella parte centrale un'analisi dettagliata dei processi di produzione e di distribuzione degli e-book, seguita da un capitolo sulle nuove figure professionali necessarie nelle varie fasi del ciclo realizzativo; si conclude infine con l'approfondimento degli strumenti di lettura e della questione dei diritti e del copyright nella nuova dimensione digitale, tematiche queste ultime che esaltano i produttori di nuove tecnologie (dai più noti Apple ed Amazon ai meno conosciuti Irex e Bookeen) e che al tempo stesso mettono in allarme gli editori per il timore delle copie illegali. In questa pagina si può vedere una schermata del testo.

Con la strumentazione concettuale offerta dal volume della Sechi ci avviciniamo alle tesi dei fautori dell'editoria digitale. Cominciamo con la voce di Fabrizio Brivio, editor proprio di Apogeo (ora nel gruppo Feltrinelli e, quindi, nell'alleanza che ha dato vita alla piattaforma Edigita):
Gli ebook in Italia sono oggi una gigantesca start-up nazionale che coinvolge tutti gli addetti ai lavori, apre nuove opportunità e porta con sé i germi di una rivoluzione anche se per ora sembra più prudente parlare di evoluzione, dei gusti e delle modalità di lettura, quantomeno dei lettori forti. La storia ci dirà chi avrà previsto con maggiore lucidità il futuro di questo nuovo oggetto editoriale. Ora è però possibile concentrarsi su quanto già c'è.
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Editoria multimediale è il blog del corso della laurea specialistica, curato da Lucio D'Amelia tra il 2007 e il 2009: contiene interventi ed analisi relativi alla nuova dimensione digitale

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