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Linkedin, "Facebook" dei manager irrompe tra i miliardari del Web

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linkedin.jpg Il social network, che permette ai professionisti di farsi conoscere e di incontrarsi sulla rete, riceve nuovi finanziamenti dai fondi di investimento.
Adesso vale un miliardo di dollari (come proiezione totale della quota attribuita ai nuovi investitori) e sta per raggiungere i 70 milioni di utenti. (Nella foto un impiegato di Linkedin.)


SAN FRANCISCO (California) - Il club dei miliardari di Web 2.0 si è da poco ingrandito. Ad ampliare le fila dei magnati della nuova internet - quella fatta di sociali network tuttofare, siti e-commerce che fatturano miliardi di dollari e motori di ricerca che stanno riorganizzando il sapere umano - ci ha pensato Linkedin, assicurandosi 53 milioni di dollari di nuovi capitali. Ottenuti in cambio della cessione del 5 per cento del suo pacchetto azionario a una cordata guidata dalla Bain Capital Ventures. In questo modo il valore del social network per professionisti scavalla la soglia del miliardo di dollari e attestandosi a 1,015 miliardi. Tanto per avere un'idea: nel 2005 MySpace fu comprato per 580 milioni da Murdoch e YouTube fu assorbito da Google per 1,6 miliardi nel 2006.

Un social network per professionisti interessati a scambiarsi informazioni e a lavorare su progetti comuni, Linkedin è stato lanciato nel 2002 da Reid Hoffman, membro del consiglio d'amministrazione di PayPal, con una manciata di milioni di dollari messigli a disposizione dalla Sequoia Capital e dalla Greylock. A queste fortezze del capitalismo di ventura più tardi si sono unite la Bessemer Venture Partners e lo European Founders Fund con un'altra tornata di 12,8 milioni di dollari. In tutto i capitali di ventura raccolti da Linkedin dal suo lancio sono stati circa 80 milioni di dollari. Di questi oltre il 50 per cento risultano a tutt'ora non spesi. Ma la situazione è destinata presto a cambiare.

"I nostri utenti ci chiedono di crescere", ha dichiarato Dan Ney, il CEO della compagnia, quando gli hanno fatto notare che non stavano spendendo i fondi che hanno raccolto. "La lista di cose da fare, di applicazioni da comprare e investimenti in aggiornamenti da realizzare è molto lunga. I capitali raccolti basteranno appena", ha aggiunto Ney.

Oggi Linkedin vanta 23 milioni di iscritti - età media 41 anni e reddito annuale medio di 109 mila dollari - cresce a un ritmo annuo del 485 per cento e aggiunge ogni settimana 100 mila utenti alla sua rubrica. All'inizio del 2007 oltre 89 mila dei suoi abbonati erano amministratori delegati di compagnie di successo e oltre mezzo milione occupavano posizioni dirigenziali. Il resto sono professionisti che spaziano dal settore dell'information technology, a quello della pubblicità, con un passaggio significativo nel mondo dei media dell'informazione, della consulenza legale e aziendale e quello dell'ingengeria più varia.

Secondo figure diffuse dal Nielsen Media Research nel mese di maggio, il sito ha ospitato 7,7 milioni di visitatori. Un salto del 146 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno scorso e, a sentire i suoi dirigenti, entro il 2009 dovrebbe superare i 70 milioni di utenti a livello internazionale. Inoltre Business Week riporta che quest'anno Linkedin supererà la soglia dei 100 milioni di dollari di utili. Un dato nuovo questo in un universo internet dove gli utili, raramente realizzati, vengono costantemente offuscati dai dati relativi al traffico degli utenti e dalle entrate pubblicitarie. Per esempio Facebook con 67 milioni di utenti fattura solo 150 milioni.

La forza di Linkedin sta proprio nella natura del suo network. Il suo pool di professionisti, che non disdegnano mai di intrattenere una buona proposta d'affari, fa gola alle più grandi corporazioni del pianeta, che tra i loro ranghi cercano cervelli da assumere. E così oltre a vendere spazi pubblicitari alla BMW, alla American Express e alla Virgin Atlantic, Linkedin per la modica cifra di 10 mila dollari mensili, permette a compagnie come la Microsoft, eBay, Target e l'Oreal - per citarne solo alcune - di esaminare il profilo dei suoi abbonati alla ricerca di potenziali impiegati.

Oltre ad aggiornare il sito Linkedin userà i capitali raccolti per espandersi in Europa, Cina e Giappone. Uno dei suoi limiti infatti è quello di essere disponibile solo in lingua inglese e una buona parte dei suoi aderenti sono interessati a fare affari con i paesi emergenti e le nazioni di Eurolandia. E per facilitare questa transizione il sito adesso sta anche aprendosi a programmatori esterni interessati a sviluppare applicazioni compatibili con i suoi obiettivi e le necessità dei suoi utenti.

Intanto la competizione si fa dura. MySpace e Facebook stanno sperimentando soluzioni di collaborazione sul versante business con i loro utenti e ultimamente sono emersi anche concorrenti diretti come Visibile Path - che di recente ha raccolto 17 milioni di dollari di finanziamenti VC dalla Kleiner Perkins Caufield & Byer - e Salesforce.com. Come se non bastasse, poi, nella ressa del social networking affaristico si sono gettate anche aziende atipiche come la Procter & Gamble, che a Gennaio ha lanciato Capessa e la IBM che, nello stesso mese, ha introdotto un nuovo software. Usandolo le compagnie che lo desiderano potranno pubblicare il profilo dei loro impiegati e facilitare la comunicazione trasversale tra di loro.

Fonte: Repubblica.it

Illegittimo il bollino Siae

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Da Cesena è partita una vera e propria crociata contro la SIAE che, dopo essere approdata a Lussemburgo, è terminata nei giorni scorsi a Roma.
Infatti, la Corte di Cassazione ha posto la nota sentenza "Schwibbert" (emessa dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee in data 8 novembre 2007) a fondamento del principio in base al quale sono inapplicabili le norme penali che prevedono l'obbligatorietà del "bollino" SIAE.
Ben tre sono le sentenze depositate lo scorso 2 aprile, con cui la Cassazione ha affermato questo principio che, teorizzato tre anni fa dall'avvocato Sirotti Gaudenzi (difensore dell'impresa di Cesenate KJWS), diviene -di fatto- inopponibile.
La Corte di Cassazione ha valutato per la prima volta gli effetti, sui reati previsti dagli articoli 171 bis e ter della legge n. 633 del 1941, della sentenza della Corte di Giustizia del 8/11/2007 ("caso Schwibbert"), secondo cui le disposizioni nazionali che hanno stabilito, successivamente all'entrata in vigore della direttiva comunitaria n. 189 del 1983, l'obbligo di apporre sui supporti il contrassegno Siae, costituiscono una regola tecnica che, ove non notificata alla Commissione, è inopponibile al privato.
In estrema sintesi, la Corte, sulla base dell'interpretazione fornita dai Giudici del Lussemburgo, ha rilevato la nullità del sistema sanzionatorio previsto dalla legge sul diritto d'autore in merito all'assenza di contrassegni SIAE.
Si ricorda che nel dicembre del 2004, su istanza dell'avvocato cesenate Andrea Sirotti Gaudenzi, difensore del signor Karl Josef Wilhem Schwibbert, legale rappresentante della società KJWS, imputato in un processo penale per aver commercializzato in Italia CD-ROM privi di contrassegni SIAE, il Tribunale di Cesena aveva emesso un'ordinanza con cui venivano formulate alcune domande ai Giudici del Lussemburgo per verificare se il "bollino" previsto dalla legge italiana su CD e altri supporti fosse in linea con le norme comunitarie in tema di concorrenza e regole tecniche.
In particolare, nell'occasione, l'avvocato Sirotti Gaudenzi aveva rilevato che tutte le norme nazionali in tema di contrassegni SIAE avessero introdotto vere e proprie "regole tecniche" nell'ordinamento italiano, in contrasto con quanto previsto da una direttiva comunitaria (la direttiva del Consiglio 83/189/CEE del 28 marzo 1983), che prevede che ogni Stato membro che intenda adottare una normativa tecnica debba procedere alla notificazione del progetto legislativo alla Commissione delle Comunità europee.
E l'avvocato Sirotti Gaudenzi scoprì che l'Italia non aveva mai adempiuto l'obbligo di notifica. A questo punto, il problema era quello di verificare se il bollino SIAE potesse essere equiparato ad una "regola tecnica".
La Corte del Lussemburgo ha condiviso in pieno le tesi dell'avvocato del signor Schwibbert, dichiarando che le norme tecniche in tema di bollini SIAE non possano essere "opposte" ai privati.
E ora, dopo una lunga battaglia, i principi dichiarati illegittimi dai Giudici comunitari vengono ritenuti inapplicabili anche dalla Suprema Corte di Cassazione.

Fonte: www.zeusnews.it

L'approccio crossmediale

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Sull'edizione italiana di Wikipedia non è presente la definizione delle parole "crossmedia" e "crossmediale". Sull'edizione inglese invece è disponibile il termine crossmedia, associato a crossmedia communication:
Crossmedia (conosciuto anche come Cross-Media, Cross-Media Entertainment, Cross-Media Communication) rappresenta una proprietà dei media, un servizio, una storia o un'esperienza distribuiti su piattaforme tecnologiche che utilizzano diversi formati. Si riferisce al passaggio e ai collegamenti tra apparecchi e formati diversi e può essere presente in programmi di intrattenimento televisivo, nella pubblicità, nei giochi e nei formati basati sulla ricerca come ad esempio i giochi di realtà alternativa (Alternate Reality Games), in cui si stabiliscono dipendenze e rinvii tra i vari media fruiti attraverso i diversi apparecchi.
Crossmediale è in italiano un brutto neologismo che indica appunto la dimensione permessa dalla convergenza digitale per le attività di creazione e di distribuzione dei contenuti informativi o di intrattenimento, fruibili a richiesta in diversi formati e su diversi apparecchi.

Un esempio conosciuto è il programma della BBC dedicato agli antichi Egizi: la serie di 6 documentari televisivi di un'ora è andata in onda in prima serata una volta a settimana, sul sito poi sono disponibili articoli di approfondimento, gallerie fotografiche e cronologie, nonché un gioco interattivo in cui si partecipa alla soluzione di misteri antichi.

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In questo caso i media utilizzati sono la televisione e internet, e l'interattività è garantita da un gioco. In un secondo caso si ricorre invece al telefono cellulare: Chi ha rapito Rachel B., vincitore anche di un premio al Festival Milia di Cannes, è composto di 30 episodi che prevedono la lettura della trama, la scoperta degli indizi, l'interrogatorio dei sospettati e la ricerca del colpevole, come in un thriller che si rispetti.

Di questi e di altri formati crossmediali si è parlato 3 giorni a Milano, dal 27 al 29 marzo 2008, al Festival "More than Zero", all'interno di un intenso programma di workshop trasmesso in diretta su Internet. Dell'approccio crossmediale si occupa poi il libro di Edoardo Fleischner Il paradosso di Gutenberg, edito da RAI-ERI (Roma 2007, pp. 560, euro 25).
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