Pubblicati nella categoria Cultura

Google e la personalizzazione dei risultati

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Provate a cercare la parola "multimediale" su Google e a vedere in che pagina si trova citato questo sito. Probabilmente ne dovrete sfogliare parecchie. Se la ricerca è fatta sul mio pc, quello in cui preparo "Editoria multimediale" per poi trasferirlo sul server della "Sapienza", il risultato è un altro, quello riportato nella figura seguente.

pc_sito.jpg Sorprendentemente il sito della laurea specialistica si posiziona al secondo posto della prima pagina (proprio la pagina in cui si ferma la maggioranza dei navigatori), facendo per un attimo gonfiare di orgoglio il cuore di chi scrive.

Cambiando soltanto postazione, all'interno della mia rete domestica, che utilizza un unico indirizzo IP assegnato dall'operatore telefonico in modo dinamico (ossia ogni volta che si accende il computer principale) e che distingue con un numero finale in sequenza gli altri computer collegati, con la stessa parola da cercare il risultato si modifica sensibilmente, come viene riportato nella figura seguente.

google_2.jpg In questo caso il posizionamento di "Editoria multimediale" è diverso: bisogna arrivare al quartultimo item della pagina 9 dei risultati, una pagina fin dove difficilmente un navigatore standard si avventura. Ma cosa è successo? La differenza temporale tra le due ricerche è stata minima e non giustifica l'ipotesi di una riclassificazione dei risultati da parte del motore di ricerca. I due computer sono diversi per sistema operativo (Linux e Mac) e per anzianità, ma anche questi parametri non svolgono un ruolo essenziale. E allora? La spiegazione dovrebbe quindi risiedere nelle politiche di offerta dei risultati da parte di Google, in base alla conoscenza accumulata dell'utente del singolo computer: nel nostro caso due persone di uno stesso nucleo familiare, ma con interessi professionali, e perciò anche culturali, diversi.

Mappa mondiale dei social network

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Allarghiamo l'ambito di riflessione del sito per accennare al tema dei social network in presenza di due elementi di novità: l'aggiornamento al giugno 2011 della mappa visiva delle principali reti nelle diverse regioni del mondo; l'apertura da parte di Google di un suo ambiente per costruire relazioni tra gli utenti. Cominciamo con la mappa che è ripresa dal blog di Vincenzo Cosenza ed è riferita alle rilevazioni di Alexa e di Google Trends: si tratta di una rappresentazione che propone in 5 fotogrammi lo stato dell'arte della diffusione dei principali network negli ultimi due anni (2009-2011). Cliccando sulla figura riportata sotto si accede all'immagine animata ingrandita.

world_social_network.gif Le macchie di colore indicano ovviamente i singoli network riportati nella legenda in basso: il blu sta per Facebook, il viola a sinistra in basso, in un'area corrispondente al Brasile, sta per Orkut, il rosso a destra al centro della Cina per QQ (che significa "Oh, ti cerco!") e, infine, il marrone della Russia per V Kontakte. Ci sono poi zone largamente in bianco e sono quelle di parte dell'Africa centrale e meridionale, dove per ragioni climatiche, geografiche, economiche e sociali non sono presenti le reti di comunicazione, o zone di estensione ridotta con altri colori come il giallo di Mixi e il bordeaux di Hi5 per reti di minore impatto.

Se si guarda con attenzione l'animazione, si può comprendere senza difficoltà che anche in quest'ultimo periodo è proseguita l'avanzata di Facebook: stime recenti valutano a circa 700 milioni il numero di partecipanti alle pagine del gigante di Mark Zuckerberg, con un aumento di circa il 20% l'anno. Resistono le strutture protette nelle economie centralizzate di Russia o Cina o le organizzazioni ben radicate in alcune situazioni, come ad es. Orkut in Brasile o Friendster nelle Filippine.

Centenario della nascita

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In occasione del centenario della nascita (21 luglio 1911) e del trentennale della morte (31 dicembre 1980), questa sequenza dal film Io e Annie di Woody Allen è il nostro omaggio a Marshall McLuhan, il sociologo canadese che riuscì ad anticipare in anni lontani alcuni sviluppi della società contemporanea.


Per chi legge l'inglese e volesse approfondire la visione di questo studioso, si consiglia la recente biografia di Douglas Coupland, Marshall McLuhan: You Know Nothing of My Work!, Atlas Books, New York 2010. Questo testo è stato presentato da Carlo Formenti sul «Corriere della Sera» e la sua recensione si può leggere in questa pagina. Secondo Coupland, contrariamente a quanto di solito si crede:
McLuhan era un antimoderno che odiava profondamente l'era elettronica e ne paventava gli effetti sul corpo e sulla mente umani ma che, al tempo stesso, subiva una fascinazione e nutriva una curiosità profonde nei confronti della tecnologia. Questo atteggiamento contraddittorio era il frutto di svariate cause: dal tormentato rapporto con una madre persecutoria, ambiziosa e dominatrice, al profondo sentimento religioso (dopo la conversione al cattolicesimo andava a messa e recitava il rosario ogni giorno); da una psicologia al limite dell'autismo (non ascoltava gli altri, immaginava complotti ai propri danni, parlava inseguendo le associazioni mentali senza curarsi di essere capito), all'atteggiamento conservatore e radicalmente antipolitico, che lo induceva a curarsi degli individui più che della società e delle sue relazioni di potere.
Per chi fosse interessato alla più generale "McLuhan Renaissance" segnaliamo, infine, McLuhan Galaxy, un blog (sempre in inglese), predisposto in Canada da Alex Kuskis per registrare le iniziative in atto in America, in Europa e anche in Australia. Per conto nostro abbiamo già ricordato uno dei primi eventi italiani, di cui ovviamente è data notizia anche nel sito canadese appena citato. Lo stesso nome di "Galassia McLuhan" è stato usato in Spagna per la conferenza internazionale che si è svolta a Barcellona dal 23 al 25 maggio 2011.

In Germania si è preferita l'altra espressione più nota di McLuhan per intitolare la conferenza che si è tenuta a Berlino sempre alla fine di maggio: Re-Touching McLuhan: The Medium is the Massage, con la collaborazione dell'ambasciata del Canada e del Marshall McLuhan Salon. In questo evento, in cui era presente Derrick de Kerckhove, oltre ai lavori tradizionali della conferenza, vi sono state proiezioni originali di video con McLuhan, installazioni e performance e nel sito Internet è presente, infine, un calendario ragionato delle numerose iniziative che avranno luogo in Europa.

Il mondo alla rovescia

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Il nostro uovo pasquale ha una piccola sorpresa, anzi più di una, ispirata al principio del rovesciamento della realtà. Trattandosi di un ambiente multimediale, il rovesciamento non può che essere virtuale e aereo. Lo potete vedere qui, ma anche qui e qui.

Con tanti auguri per un felice riposo o per un felice viaggio (sempre con letture di libri o di e-book).

P.S. L'idea è ripresa da questo sito.

Una lenta incubazione

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johnson.jpg
Steven Johnson è un giornalista collaboratore di «Wired» e di «Slate» e un saggista autore di libri di successo su temi a cavallo tra la tecnologia, la cultura e l'identità individuale. In questo video si interroga sull'origine e sulla provenienza delle buone idee, riprendendo le tesi fondamentali della sua ultima ricerca pubblicata nello scorso autunno negli Stati Uniti. Come prima risposta Johnson individua due fattori che concorrono in misura parallela a far scattare la scintilla dell'innovazione, ossia a quel far "accendere la lampadina", a cui ci hanno abituato con i loro balloon i fumetti:
  • un periodo più o meno lungo di incubazione, durante il quale nel sottofondo mentale si rimugina su un problema e si cercano le soluzioni per interrogativi originali
  • lo scambio e il confronto con le altre persone, siano esse colleghi e amici, siano esse il frutto di incontri occasionali
Il ragionamento è svolto con una animazione efficace e serve a chiarire quel concetto di "intelligenza connettiva", elaborato da Derrick de Kerckhove, o di "intelligenza collettiva", avanzato da Pierre Lévy, con cui si indica l'elaborazione comune di più persone nella soluzione di problemi complessi [Sulle caratteristiche della complessità si può vedere anche l'ultimo libro di Donald Norman tradotto recentemente per i tipi della Pearson].

Per quanto riguarda il fenomeno dell'incubazione, Johnson ricorda il lavoro – che già conosciamo – di Tim Berners-Lee alle prese con l'invenzione della dimensione ipertestuale della rete. Per l'elaborazione collettiva delle idee originali, poi, ricorre a due esempi storici: gli incontri e le riunioni degli intellettuali nei nuovi caffè durante la Rivoluzione francese; i saloni letterari del Modernismo. In entrambi i casi furono proprio l'ambiente e la disposizione delle persone a creare una fucina di elaborazione e di accrescimento delle idee. Oggi questo approccio è potenziato dal Web e dagli strumenti di collaborazione e di confronto di cui disponiamo.

Consigliamo, infine, a chi comprende l'inglese di vedere l'intervento di Johnson al TEDGlobal tenuto nel luglio 2010 a Oxford in Inghilterra sempre sul tema degli effetti sociali, economici e culturali dell'innovazione tecnologica.

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