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Bulletins from the future

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newspaper_future.jpgRitorniamo sull'inserto del settimanale inglese «The Economist» Bulletins from the future di cui avevamo parlato nel post-scriptum finale di questa pagina. La copertina, riprodotta in fondo a questo articolo, non si comprende se non si sono letti i testi principali; il disegno di apertura è da parte sua sintomatico dell'impostazione adottata: alcuni giornali giacciono schiacciati sotto il peso di un televisore sgangherato e rovesciato da cui fuoriesce, come da una scatola a molla, uno smartphone collegato a Internet.

La scaletta dell'inserto comprende i seguenti contributi:
  • How newspapers are faring ("Come stanno andando i giornali")
  • Making news pay ("Far pagare le notizie")
  • Social media (ovvero il pubblico conosciuto prima come l'audience)
  • WikiLeaks and other newcomers ("WikiLeaks e gli altri nuovi arrivati")
  • Impartiality (ovvero la "foxificazione" delle notizie)
  • The end of mass-media (ovvero "la chiusura del cerchio")
La linea interpretativa è abbastanza chiara: da un'analisi originale del settore dell'informazione attuale si giunge alla dichiarazione della fine dell'epoca dei mass-media, con alcune digressioni sui nuovi sistemi di pagamento, sul fenomeno Wikileaks e sul caso Murdoch. La chiusura finale del cerchio riguarda il ritorno, ad avviso dei redattori dell'«Economist», a un'epoca pre-industriale, più caotica e carica di elementi politici che preludevano alle rivoluzioni borghesi.

Il testo di apertura è affidato a una citazione del giornalista Tom Standage, redattore del settimanale inglese e della rivista «Technology Quarterly», nonché specialista nell'uso dell'analogia storica nel campo della scienza, della tecnologia e della scrittura professionale: "Internet ha rovesciato dalla testa ai piedi l'industria delle notizie, rendendola più partecipativa, sociale, diversa e partigiana, come era abitualmente prima dell'arrivo dei mass-media".

Il quadro è complessivamente fosco per quanto riguarda gli Stati Uniti, in tendenziale peggioramento per i paesi europei, ma ha anche delle aree con tinte decisamente più chiare: è quanto emerge dal primo articolo e dalle dichiarazioni degli esperti intervistati. Secondo Larry Kilman, vice-responsabile della World Association of Newspapers, "gli Stati Uniti rappresentano il peggior caso a livello mondiale e siccome molte notizie sui media arrivano da lì, ne deriva un quadro eccessivamente negativo, perché l'esperienza americana non è replicata in altri paesi". A sua volta David Levy, direttore del Reuters Institute for the Study of Journalism dell'Università di Oxford, sostiene che è sbagliata l'assunzione di una singola crisi che colpisce tutte le organizzazioni della stampa: "Vi sono differenti generi di crisi nei differenti Paesi e, soprattutto, in alcuni Stati del mondo in via di sviluppo si sta verificando una forte crescita e non il declino".

La banca dati in linea della Zanichelli

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Da una settimana è disponibile la banca dati in linea dei principali strumenti lessicografici e tematici della Zanichelli. Sono comprese 18 grandi opere della casa editrice bolognese: la parte del leone la fanno quelle dedicate alla lingua italiana (4 opzioni tra cui scegliere, di cui una è costituita dalla Biblioteca italiana con 1.000 opere integrali di poco meno di 250 autori) e alla lingua inglese (ben 6 opzioni con vocabolari tematici sull'economia e sul mondo degli affari, sul linguaggio tecnico-scientifico e su quello medico biologico). Le altre lingue presenti comprendono il francese e il tedesco (ciascuna con un dizionario bilingue e un vocabolario economico) , lo spagnolo, il russo e l'albanese. Nella schermata seguente, la scelta iniziale in un primo gruppo di strumenti.

Zanichelli.jpg
L'elenco delle opere consultabili. Sotto l'etichetta "Enciclopedie" è disponibile l'ultima edizione del Morandini sul cinema

Si può provare la banca dati per un primo periodo gratuito di una settimana e poi sottoscrivere un abbonamento annuale per singola opera, il cui costo varia da un minimo di 4,17 euro (per l'albanese) a un massimo di 12,50 euro per la Biblioteca italiana e di 11,67 euro per i vocabolari inglesi specialistici. Condizioni particolari di sconto sono offerte a chi si abbona a più di un vocabolario e alle aziende che sottoscrivono più di un abbonamento.

È l'ora degli e-book?

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Se ci si limita ai dati di vendita sembrerebbe di no. Se si seguono gli annunci di queste settimane e gli interventi sulla stampa specializzata, sembrerebbe proprio di sì. Si infittiscono, infatti, i movimenti sullo scacchiere (ne abbiamo dato notizia qui) e ci si prepara alla campagna di Natale. Sono venuti a convergere due aspetti significativi: da una parte la disponibilità di nuovi e più sofisticati strumenti di lettura (i cosiddetti reader), e dall'altra l'investimento di grandi gruppi editoriali o di cartelli di medi e piccoli editori; il tutto per rendere corposa un'offerta a 360 gradi, in grado di coprire la richiesta di mezzi idonei e di contenuti di qualità. Il quesito che si pone a questo punto è semplice e chiaro: saranno sufficienti queste novità a colmare il divario storico tra un mercato come quello italiano degli e-book, ancora fermo a uno zero virgola qualcosa dell'intero settore, e il mercato di altri paesi europei, per non parlare degli Stati Uniti, che questa soglia l'hanno già superata e si stanno avvicinando al 5% e in prospettiva al 10%?

copertina_editoria_digitale.gif Il tema questa volta lo vogliamo svolgere da un altro angolo di visuale: quello dei fautori della cultura digitale e degli appassionati di innovazione tecnologica. Partiamo da un libro, disponibile gratuitamente nella repubblica degli e-book ed acquistabile anche in edizione cartacea tra i pocket delle edizioni Apogeo: il titolo è Editoria digitale, il sottotitolo, più complesso, è "Linguaggi, strumenti, produzione e distribuzione dei libri digitali". L'ha scritto Letizia Sechi, laureata in Lettere e con studi anche al Conservatorio, che è diventata un'addetta ai lavori passando nella redazione di Apogeo per approdare come production manager in 40kbooks, la società legata proprio a BookRepublic

Il volume, organizzato in 7 capitoli e un'appendice, si sviluppa a partire da un esame dei principali linguaggi e formati di questi nuovi prodotti; presenta poi nella parte centrale un'analisi dettagliata dei processi di produzione e di distribuzione degli e-book, seguita da un capitolo sulle nuove figure professionali necessarie nelle varie fasi del ciclo realizzativo; si conclude infine con l'approfondimento degli strumenti di lettura e della questione dei diritti e del copyright nella nuova dimensione digitale, tematiche queste ultime che esaltano i produttori di nuove tecnologie (dai più noti Apple ed Amazon ai meno conosciuti Irex e Bookeen) e che al tempo stesso mettono in allarme gli editori per il timore delle copie illegali. In questa pagina si può vedere una schermata del testo.

Con la strumentazione concettuale offerta dal volume della Sechi ci avviciniamo alle tesi dei fautori dell'editoria digitale. Cominciamo con la voce di Fabrizio Brivio, editor proprio di Apogeo (ora nel gruppo Feltrinelli e, quindi, nell'alleanza che ha dato vita alla piattaforma Edigita):
Gli ebook in Italia sono oggi una gigantesca start-up nazionale che coinvolge tutti gli addetti ai lavori, apre nuove opportunità e porta con sé i germi di una rivoluzione anche se per ora sembra più prudente parlare di evoluzione, dei gusti e delle modalità di lettura, quantomeno dei lettori forti. La storia ci dirà chi avrà previsto con maggiore lucidità il futuro di questo nuovo oggetto editoriale. Ora è però possibile concentrarsi su quanto già c'è.

Cultura e intrattenimento nel mondo digitale

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Sull'ultimo numero di «Libri e riviste d'Italia», pubblicazione edita in una nuova serie dalla Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e il Diritto d'autore del MiBAC, si può leggere un articolo di Cristina Mussinelli, consulente dell'AIE, dal titolo "Cultura e intrattenimento nel mondo digitale", dedicato al consumo dei contenuti culturali attraverso le nuove tecnologie, in particolare tra le generazioni più giovani.
Si tratta della presentazione dei risultati di una ricerca promossa nel quadro delle attività dell'Osservatorio sui contenuti digitali, a cui partecipano le Associazioni industriali di categoria maggiormente interessate: nell'Osservatorio sono presenti l'AIE (Associazione Italiana Editori), l'AIDRO (Associazione Italiana per i Diritti di Riproduzione delle Opere dell'ingegno), la FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), l'Univideo (Unione Italiana Editoria Audiovisiva) e Cinecittà Luce, nonché l'ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche audiovisive e multimediali) e la PMI (Associazione dei Produttori Musicali Indipendenti), che hanno aderito nel 2008.
La ricerca, svoltasi nel triennio 2007-2009, ha cercato di sviluppare due diverse analisi qualitative: la prima, dedicata alla comprensione delle tendenze nella fruizione dei contenuti digitali, si è svolta attraverso la compilazione di un questionario strutturato da parte di un campione di ben 8.500 persone con età superiore ai 14 anni; la seconda si è articolata in tre fasi distinte:
  • nel 2007 sono stati realizzati dei focus group con persone tra i 13 e i 48 anni;
  • nel 2008 un'indagine svolta con la metodologia dell'osservazione etnografica e dell'intervista a tutti i membri di famiglie con figli tra i 9 e i 18 anni e con un focus specifico sui bambini tra i 4 e i 13 anni;
  • nel 2009, infine, si sono concluse le attività con un'indagine basata sulla metodologia dell'osservazione etnografica e dell'intervista a giovani tra i 19 e i 29 anni (pp. 50-51).
Lo studio ha confermato alcune caratteristiche generali, già individuate da altre ricerche analoghe: più del 30% della popolazione ha una propensione e una utilizzazione bassa sia dei contenuti culturali che delle tecnologie; un altro 24% è abbastanza lontano dai nuovi strumenti digitali e mediamente interessato ai prodotti culturali. In altre parole più del 50% degli italiani (poco meno di 28 milioni di persone) non utilizza o utilizza raramente la rete e ha un atteggiamento conservatore, se non di rifiuto, dei contenuti culturali. Sono per l'Osservatorio i cosiddetti "TV-people" o i "tradizionalisti" (secondo un linguaggio che risente delle classificazioni Eurisko).
L'altra parte del campione, rappresentativa di circa 23,5 milioni di persone, si divide a sua volta in 3 gruppi: i "sofisticati" (poco meno di 7 milioni di soggetti), più interessati alla cultura che alla tecnologia; gli "eclettici" (quasi 7 milioni e mezzo) con elevata propensione alla cultura e alla innovazione tecnologica; i "technofan" (quasi 9 milioni), in cui prevale l'interesse per il gadget tecnologico alla moda, rispetto a quello per il nuovo libro o film.
I 5 gruppi nel loro complesso sono identificabili anche in relazione a caratteristiche socio-demografiche: "i TV people vivono prevalentemente al Sud, i tradizionalisti al Centro, i sofisticati al Nord, gli eclettici nei grandi centri urbani mentre i Technofan sono distribuiti uniformemente sul territorio" (p. 53).  

Editoria on demand

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Stampare un libro in una sola copia non è più impossibile, personalizzare ogni libro non è un'utopia. Le barriere di costo sono superate e abbattute dalla tecnologia digitale, che consente di realizzare un'editoria molto più libera. Il sistema dell'editoria italiana è caratterizzato dalla pubblicazione di un elevato numero di titoli per un numero invece relativamente ridotto di copie tirate. Nel caso un editore scelga di effettuare tirature elevate di un certo titolo rischia di andare incontro a giacenze di magazzino molto onerose, che finiscono per incidere pesantemente sui suoi margini. D'altra parte, uscire con un numero di copie inferiore alle richieste, che tra l'altro sono difficilmente prevedibili e quantificabili, significa perdere profitti importanti. Il marketing dell'editoria incontra per questi motivi particolari difficoltà: l'editoria libraria tradizionale è stata finora costretta a produrre edizioni o tirature sulla base della semplice previsione di domanda. Queste incertezze si scontravano inoltre con il vincolo delle tecnologie tradizionali di stampa, che presentano costi fissi elevati, e che risultano vantaggiose solo oltre determinate soglie di tiratura.

La stampa digitale su richiesta o print on demand rappresenta attualmente la soluzione a tutti questi problemi. Si tratta di una tecnica di produzione e distribuzione libraria che consente la digitalizzazione e la stampa di un testo dove necessario, nell'esatta quantità, e nella qualità richiesta: ciò rappresenta una vera e propria rivoluzione rispetto alle tecniche tradizionali. Il print on demand potrebbe aprire nuove strade anche agli autori: abbattuti i costi, le case editrici potrebbero valutare la qualità delle nuove proposte a prescindere dalle prospettive di vendita.

 Il PoD (Print on demand) è stato lanciato negli Stati Uniti e in Canada sin dagli inizi degli anni '90, in Europa nel 1998. In Italia la prima libreria virtuale ad utilizzare la nuova tecnologia di stampa a richiesta è stata Fastbook di Rimini insieme a Lampi di stampa, un'azienda che ha messo a punto un proprio sistema di PoD per realizzare dei veri libri in micro tirature o in un'unica copia. E' una vera casa editrice che permette di pubblicare e non semplicemente di stampare. In Italia il Print on demand non si è ancora del tutto affermato, è una realtà ancora da sviluppare e perfezionare ma che certamente rivoluzionerà il mondo dell'editoria.

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