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Mappa mondiale dei social network

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Allarghiamo l'ambito di riflessione del sito per accennare al tema dei social network in presenza di due elementi di novità: l'aggiornamento al giugno 2011 della mappa visiva delle principali reti nelle diverse regioni del mondo; l'apertura da parte di Google di un suo ambiente per costruire relazioni tra gli utenti. Cominciamo con la mappa che è ripresa dal blog di Vincenzo Cosenza ed è riferita alle rilevazioni di Alexa e di Google Trends: si tratta di una rappresentazione che propone in 5 fotogrammi lo stato dell'arte della diffusione dei principali network negli ultimi due anni (2009-2011). Cliccando sulla figura riportata sotto si accede all'immagine animata ingrandita.

world_social_network.gif Le macchie di colore indicano ovviamente i singoli network riportati nella legenda in basso: il blu sta per Facebook, il viola a sinistra in basso, in un'area corrispondente al Brasile, sta per Orkut, il rosso a destra al centro della Cina per QQ (che significa "Oh, ti cerco!") e, infine, il marrone della Russia per V Kontakte. Ci sono poi zone largamente in bianco e sono quelle di parte dell'Africa centrale e meridionale, dove per ragioni climatiche, geografiche, economiche e sociali non sono presenti le reti di comunicazione, o zone di estensione ridotta con altri colori come il giallo di Mixi e il bordeaux di Hi5 per reti di minore impatto.

Se si guarda con attenzione l'animazione, si può comprendere senza difficoltà che anche in quest'ultimo periodo è proseguita l'avanzata di Facebook: stime recenti valutano a circa 700 milioni il numero di partecipanti alle pagine del gigante di Mark Zuckerberg, con un aumento di circa il 20% l'anno. Resistono le strutture protette nelle economie centralizzate di Russia o Cina o le organizzazioni ben radicate in alcune situazioni, come ad es. Orkut in Brasile o Friendster nelle Filippine.

eG8 a Parigi: gli interventi

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Concludiamo il precedente articolo sull'eG8 parigino con una sintesi degli interventi dei principali esponenti del mondo ICT e del sistema della comunicazione internazionale. Il programma completo dei lavori può essere scaricato da questa pagina. L'elenco completo dei relatori si trova invece in quest'altra. La conferenza aveva un titolo generale: "Internet: accelerare lo sviluppo". Ai gruppi di lavoro sono stati assegnati questi temi: (a) il business Internet e le tecnologie disruptive; (b) Internet e i diritti umani; (c) Internet e la privacy.

lagarde.jpeg Christine Lagarde, ministro francese dell'Economia, ha sostenuto la necessità di stabilire un set di regole per la gestione della rete: "L'obiettivo di questo forum è far emergere le preoccupazioni di tutti. Io credo che tra Lady Gaga e Skype debba esserci un compromesso affinché i creatori e gli inventori mantengano un diritto alla remunerazione." La questione posta è quella del diritto d'autore, che è uno dei leit-motif del summit, anche se non pare che sia stata trovata una soluzione condivisa.
Schmidt.jpg Eric Schmidt, presidente esecutivo di Google, seduto accanto alla Lagarde, ha messo in guardia dalle conseguenze negative che una politica di regolamentazione può avere sulla rete: Internet si muove così velocemente che una politica regolatrice, per quanto accorta, si troverebbe in ritardo o spiazzata dai nuovi fenomeni. I problemi possono essere risolti con la tecnologia e i governi dovrebbero limitarsi a favorire e migliorare l'accesso alla rete.
wales.jpg Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, ha messo a fuoco la necessità di investimenti in direzione dei paesi in crescita accelerata: "Il prossimo miliardo di persone che si connetteranno alla Rete non viene dagli Stati Uniti, ma dall'India, dalla Cina, dall'Africa. Avranno accesso a Wikipedia, Facebook, Twitter, e trasformeranno l'insieme della società globale".
DeBenedetti.jpg Carlo De Benedetti, insieme a Franco Bernabè tra gli italiani invitati, ha posto il problema dell'informazione di qualità: "Internet a pagamento è quasi un controsenso e non si può offrire un'unica soluzione: ad es. nel mio gruppo abbiamo un quotidiano nazionale e le edizioni locali. Ogni situazione è diversa, dobbiamo differenziare l'offerta a seconda dei lettori a cui ci rivolgiamo". E nel caso delle notizie locali il lavoro di reperimento, selezione ed elaborazione può risultare anche più oneroso.

eG8 a Parigi: l'apertura

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La formula richiama gli incontri tra i Grandi della Terra, che si riuniscono in varie combinazioni di numero da 2 in su; la sede è prestigiosa: i Giardini delle Tuileries a Parigi; l'apertura è affidata a un capo di Stato; i partecipanti sono 1.500 esperti o imprenditori di tutto il mondo e i lavori, che durano due giorni, sono finalizzati a produrre un documento di proposte per il "vero" G8 che si terrà tra poco a Deauville. Stiamo parlando del primo eG8, fortemente voluto dal presidente francese Sarkozy, che si è aperto il 24 maggio 2011 nella capitale francese. Tra i quotidiani italiani in linea «la Repubblica» copre l'evento con una cronaca dei lavori di questa prima giornata, mentre il «Corriere della Sera» lo "buca" almeno fino a metà pomeriggio. Ci rifacciamo al resoconto di uno dei principali giornali francesi, «Le Monde», che sta seguendo in tempo reale i lavori del summit.

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Nella prima parte del suo discorso, Sarkozy ha tessuto l'elogio della rete e ha riconosciuto la potenza "inedita" degli attori presenti su Internet: li ha chiamati "artigiani della terza mondializzazione", li ha paragonati ai grandi scienziati del passato come Newton, Galileo e Copernico o ai grandi inventori come Edison, ha chiesto ai responsabili dell'amministrazione pubblica di ispirarsi a questi "vettori del cambiamento", sottolineando la loro influenza economica che gli vale l'ascolto attento dei potenti della terra.

Dopo questa esplicita captatio benevolentiae, il presidente francese è passato alla parte critica del suo discorso, che può essere così sintetizzata. Certo, la tecnologia è uno strumento neutrale che dipende politicamente e moralmente dall'uso che se ne fa: questo principio vale anche per la rete e a Internet spetta una responsabilità storica che deve essere condivisa tra chi (come voi, implicitamente) la costruisce e chi (come noi) abbia la gestione politica delle attività sociali ed economiche. Occorre perciò stabilire dei principi minimi condivisi, delle linee di collaborazione che intervengano sui potenziali o reali lati oscuri permessi da un suo uso distorto. Ecco alcuni esempi: la protezione dei diritti elementari dei bambini dalle insidie della pedo-pornografia; la tutela della sicurezza e della integrità collettiva dagli attacchi del terrorismo, la difesa del diritto d'autore e della proprietà intellettuale.

Sarkozy non ha usato mai la parola "regolamentazione", ma il senso del suo discorso tendeva a confermare quella caratteristica della tradizione politica francese che si ispira al dirigismo nei settori principali della vita collettiva e che si presentava in questa occasione come una mano tesa a chi Internet la sta oggi influenzando con le sua azioni economiche. La conclusione è stata abbastanza esplicita: "Penso che ci sia ancora parecchio da fare insieme. Noi abbiamo bisogno di comprendere i vostri bisogni e le vostre aspirazioni. Voi avete bisogno di comprendere i nostri limiti e le nostre 'linee rosse'".

Una lenta incubazione

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Steven Johnson è un giornalista collaboratore di «Wired» e di «Slate» e un saggista autore di libri di successo su temi a cavallo tra la tecnologia, la cultura e l'identità individuale. In questo video si interroga sull'origine e sulla provenienza delle buone idee, riprendendo le tesi fondamentali della sua ultima ricerca pubblicata nello scorso autunno negli Stati Uniti. Come prima risposta Johnson individua due fattori che concorrono in misura parallela a far scattare la scintilla dell'innovazione, ossia a quel far "accendere la lampadina", a cui ci hanno abituato con i loro balloon i fumetti:
  • un periodo più o meno lungo di incubazione, durante il quale nel sottofondo mentale si rimugina su un problema e si cercano le soluzioni per interrogativi originali
  • lo scambio e il confronto con le altre persone, siano esse colleghi e amici, siano esse il frutto di incontri occasionali
Il ragionamento è svolto con una animazione efficace e serve a chiarire quel concetto di "intelligenza connettiva", elaborato da Derrick de Kerckhove, o di "intelligenza collettiva", avanzato da Pierre Lévy, con cui si indica l'elaborazione comune di più persone nella soluzione di problemi complessi [Sulle caratteristiche della complessità si può vedere anche l'ultimo libro di Donald Norman tradotto recentemente per i tipi della Pearson].

Per quanto riguarda il fenomeno dell'incubazione, Johnson ricorda il lavoro – che già conosciamo – di Tim Berners-Lee alle prese con l'invenzione della dimensione ipertestuale della rete. Per l'elaborazione collettiva delle idee originali, poi, ricorre a due esempi storici: gli incontri e le riunioni degli intellettuali nei nuovi caffè durante la Rivoluzione francese; i saloni letterari del Modernismo. In entrambi i casi furono proprio l'ambiente e la disposizione delle persone a creare una fucina di elaborazione e di accrescimento delle idee. Oggi questo approccio è potenziato dal Web e dagli strumenti di collaborazione e di confronto di cui disponiamo.

Consigliamo, infine, a chi comprende l'inglese di vedere l'intervento di Johnson al TEDGlobal tenuto nel luglio 2010 a Oxford in Inghilterra sempre sul tema degli effetti sociali, economici e culturali dell'innovazione tecnologica.

Lunga vita al Web!

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Sono passati appena tre mesi dal numero estivo di «Wired», in cui Chris Anderson, direttore del mensile americano, ha profetizzato la morte dell'esperienza di navigazione sulla rete che abbiamo conosciuto in questi anni. Il "padre" del Web, Tim Berners-Lee, ha preso carta e penna per scrivere sull'ultimo numero di «Scientific American» (Dicembre 2010), in occasione della celebrazione del ventennale delle origini del Web, una risposta vibrante alla tesi della morte del Web, chiamando a raccolta la comunità degli utenti per difendere l'apertura e la neutralità degli standard della rete. L'incipit dell'articolo è originale e merita di essere citato nella sua interezza. Ci riporta a un atto generativo con cui da una singola cellula si è procreata la più grande rete di comunicazione di ogni tempo:
The world wide web went live, on my physical desktop in Geneva, Switzerland, in December 1990. It consisted of one Web site and one browser, which happened to be on the same computer. The simple setup demonstrated a profound concept: that any person could share information with anyone else, anywhere. In this spirit, the Web spread quickly from the grassroots up. Today, at its 20th anniversary, the Web is thoroughly integrated into our daily lives. We take it for granted, expecting it to "be there" at any instant, like electricity.

The Web evolved into a powerful, ubiquitous tool because it was built on egalitarian principles and because thousands of individuals, universities and companies have worked, both independently and together as part of the World Wide Web Consortium, to expand its capabilities based on those principles.
Berners-Lee.jpg Ed ora proprio nel ventennale della nascita, questa creatura tecnologica è minacciata da forze diverse: a) i social network, che vogliono coltivare giardini chiusi, b) i provider del collegamento senza fili alla rete che sono tentati di distinguere tra siti di importanza primaria e siti di importanza secondaria, c) i governi, di tendenza totalitaria o di tendenza democratica, che vogliono controllare le abitudini dei cittadini, mettendo in pericolo i diritti umani.

Se queste o altre tendenze dovessero realizzarsi, la trama unitaria del Web si frantumerebbe in "isole" e gli utenti perderebbero la libertà di connettersi ai siti di loro preferenza. Questo effetto perverso si propagherebbe anche ai telefoni mobili e agli smartphone che permettono di accedere a parti importanti della rete. Molti utenti sono pronti ad accettare questa prospettiva come un fenomeno naturale, qualcosa che accade e a cui non ci si può opporre. Invece non è così: la partita è ancora nelle nostre mani: "se vogliamo controllare l'operato del governo, se vogliamo vedere cosa stanno facendo le grandi imprese, se vogliamo comprendere lo stato del pianeta, trovare una cura per l'Alzheimer, per non parlare della semplice condivisione delle fotografie con i nostri amici, noi, il pubblico, la comunità scientifica e la stampa dobbiamo garantire che i principi del Web rimangano intatti - non soltanto per conservare ciò che abbiamo guadagnato, ma anche per beneficiare dei progressi futuri".
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